GEAPRESS – Non vi è molto da discutere sulla Sentenza del TAR Veneto (sotto integralmente riportata) che non ha ritenuto di dovere rilasciare Ordinanza di Sospensiva alla Delibera di Giunta che ha (già) consentito di sparare a Storni, Fringuelli, Peppola, Frosone, Pispola e Prispolone.

Il TAR, richiamando il fatto che le deroghe di per sé non sono illegittime, ha stabilito che in sostanziale mancanza di dati dell’istituto tecnico statale incaricato per legge, e preso atto che in tal senso si è invece data da fare la Regione Veneto stabilendo dati compatibili addirittura con la precedente stagione venatoria, …. non blocca la caccia! La modica misura di uccelletti da sparare (esattamente cinquecentoventiseimiladuecentoottantasei) necessari per andare in deroga, è ravvisabile anche perché la confinante Lombardia non ha concesso la caccia in deroga (?). Se poi i controlli possono essere carenti, pazienza; la colpa non è della Regione.

Non entriamo nel merito, anche perché questo non avrebbe dovuto farlo neanche il TAR in sede di esame di Sospensiva. Certo sapere che il Consiglio di Stato già sugli scopi “ricreativi” in deroga si è espresso, lascia un po’ perplessi. Ad ogni modo le Sentenze vanno rispettate, sia che piacciano oppure no.

Vale, però, la pena ricordare alcune tappe del “problema deroga 2010”. Un percorso che dietro i ‘tatticismi aggira sentenze’ (europee ed italiane) ha mal celato una lotta politica all’ultimo sangue che, nella confinante Lombardia, si è arenata (a discapito della deroga) in un muro contro muro tra Pdl e Lega. Fatto questo apertamente palesatosi in pubbliche polemiche (finanche affissioni di manifesti) quando era chiaro che Formigoni non avrebbe firmato alcuna Delibera.

In Veneto il 19 settembre non si approvò la legge spara fringuelli. Fu importante la presentazione di emendamenti ostruzionisti, ma di sicuro in Veneto i numeri della maggioranza di Governo avrebbero potuto aggirare tutto. Doveva però esserci un vincitore; uno solo.

La Delibera, emanata a fine settembre, era funzionale ad andare a sparare nel mese di ottobre, mese ambito dai cacciatori. Il TAR, anche se si fosse espresso in maniera avversa, avrebbe potuto farlo in tempi sufficienti per consentire il periodo migliore per le cacce in deroga. Nessuna misura urgente del TAR bloccò, peraltro, la delibera.

In Veneto la maggioranza deve contendersi i voti dei cacciatori tra i due poli Pdl e Lega. Solo uno aveva diritto a salire sul carro del vincitore ed oggi indubbiamente è la Lega. Da un lato il Presidente Zaia ed il tanto vituperato (… dai suoi colleghi filo caccia) Assessore Stival (nella foto). Con loro la Federazione Italiana della Caccia, accusata di essere troppo filo Lega. Contro di loro una pletora di associazioni venatorie, tra cui la Confavi.

In tal maniera la stampa riportava, ai primi di ottobre, le esternazioni della vulcanica Presidentessa della Confavi, Maria Cristina Caretta: «L’accoppiata Feder-lega deve quindi smetterla di tentare di addossare ad altri le proprie responsabilità, frutto della loro manifesta incapacità nel gestire la materia caccia».

Gli faceva eco l’ultra filo caccia Europarlamentare On.le Sergio Berlato (Pdl) che così si scagliava contro Stival proprio a proposito della delibera filo Lega: “Godiamoci il breve periodo di quest’anno in cui si potranno cacciare le specie in deroga, ricordando tempi migliori in cui, nonostante gli innumerevoli ricorsi degli anticaccia, tutti i cacciatori del Veneto hanno potuto cacciare le specie in deroga senza perdere neanche una giornata di caccia“.

Stival, ovviamente, rispondeva per le rime, accusando Berlato di essere “preoccupante” nelle sue dichiarazioni e di peccare ormai di memoria. Si inseriva finanche l’UDC, anch’essa con fame di legge spara fringuelli. Dicevano che era scontato l’intervento del TAR sistemandosi, così, sull’asse Berlato-Caretta.

Ora il TAR ha dato ragione a chi, non approvando la legge, si gode (da solo) gli applausi dei cacciatori. E Berlato e la Caretta come l’hanno presa?

Loro articolano, ma neanche poi tanto, richiamando ricorsi pregressi e manifestazioni di cacciatori, ma basta leggere l’inizio dei comunicati per capire che a rimanere sotto al carro, forse non ci sono rimasti molto bene.

Berlato: “Con il pronunciamento odierno del TAR del Veneto viene ribadita la bontà e la piena legittimità della linea adottata dal 2002 in Veneto per il recepimento del regime di deroga esplicitamente previsto dalle Direttive comunitarie di riferimento….”

Caretta: “E’ stata premiata la fermezza con la quale i cacciatori del Veneto hanno partecipato alla grande manifestazione organizzata dall’Associazione Cacciatori Veneti-CONFAVI il 9 settembre u.s…..“.

Peccato che in questi discorsi a rimanere realmente invischiati sono uccellini di pochi grammi tradizionalmente divorati.

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Sentenza TAR Veneto:

N. 00748/2010 REG.ORD.SOSP. Tar VENETO

N. 00748/2010 REG.ORD.SOSP.

N. 01701/2010 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo
Regionale per il Veneto
(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 1701 del 2010, proposto da:
Associazione L.A.C. Lega Abolizione Caccia Onlus, rappresentato e
difeso dagli avv. Claudio Linzola, Maurizio Visconti, con domicilio
eletto presso Maurizio Visconti in +++ , +++;

contro

Regione Veneto, rappresentato e difeso dagli avv. Bianca Peagno, Ezio Zanon, domiciliata per legge in Venezia, +++;
IstitutoSuperiore Protezione e Ricerca Ambientale I.S.P.R.A.;
nei confronti di Arcicaccia Veneto Comitato Regionale;

per l’annullamento
previa sospensione dell’efficacia,

della deliberazione della Giunta Regionale del Veneto n. 2371 dd. 5.10.2010, recante: “Stagione venatoria 2010/2011: applicazione del regime di deroga previsto dall’art. 9, comma 1 lettera c) della direttiva 79/409/CEE del Consiglio dd. 2.4.1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici” Adozione ai sensi dell’art. 2, comma 1 della Legge regionale 12.8.2005, n. 13; nonchè di ogni atto annesso, connesso o presupposto.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Regione Veneto;
Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale

dalla parte ricorrente;
Visto l’art. 55 cod. proc. Amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 27 ottobre 2010 la dott.ssa Alessandra Farina e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto, in questa fase di sommaria delibazione, che non sussistano sufficienti elementi di fumus per l’accoglimento dell’istanza cautelare;
atteso che limitatamente ad una delle specie oggetto della deroga, il periodo di prelievo è comunque già trascorso, come peraltro già osservato nel decreto presidenziale;
considerato che, come correttamente osservato dalla difesa regionale, la caccia in deroga è di per sé legittima, in quanto ammessa dallo stesso ordinamento comunitario oltre che interno, trattandosi semmai di stabilire la fissazione di adeguati criteri per il suo svolgimento ed il rispetto dei presupposti e dei limiti stabiliti da entrambi gli ordinamenti;

dato atto dell’istruttoria compiuta dalla Regione che, a fronte dell’inerzia dell’I.S.P.R.A. (il cui parere è obbligatorio, ma non vincolante), debitamente richiesto sul punto, ha comunque provveduto ad effettuare ulteriori accertamenti istruttori al fine di conseguire dati attendibili circa l’andamento demografico delle specie

in esame;

visti i conteggi effettuati, inferiori alle quantità individuate per la stagione precedente, già ritenute adeguate da questo T.A.R. Con ordinanza n. 1158/2009, comunque entro il limite della percentuale stabilita a livello comunitario e tenuto anche conto della mancata attivazione, allo stato, della caccia in deroga da parte della
limitrofa Regione Lombardia;
che, infine, per quanto riguarda i controlli – sui quali la delibera si è espressa prevedendo apposite modalità – non è possibile imputare alla Regione e quindi dedurne l’illegittimità della delibera impugnata – l’eventuale mancato rispetto dei limiti di prelievo stabiliti da parte dei cacciatori, eludendo i controlli;

ritenuto pertanto che le argomentazioni di parte ricorrente, pur sicuramente apprezzabili, conducono inevitabilmente a ritenere che la deroga – pur espressamente prevista dalle direttive – non sarebbe in sostanza mai applicabile : conclusione che ovviamente non può essere condivisa;

per le considerazioni sin qui svolte, la tutela interinale non può essere concessa, con compensazione delle spese di giudizio;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per
il Veneto (Sezione Prima)

Respinge l’istanza cautelare.

Compensa le spese della presente fase cautelare.
La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 27 ottobre 2010 con l’intervento dei magistrati:

Vincenzo Antonio Borea, Presidente

Claudio Rovis, Consigliere

Alessandra Farina, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 28/10/2010

IL
SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)