GEAPRESS – Dodicimila firme non sono bastate, la petizione dell’associazione SOS Gatti, sostenuta da Luc Barthassat (PPD/GE), Consigliere nazionale ginevrino,  non ha avuto successo. Il Consiglio federale si oppone al divieto di caccia ai gatti randagi.

Il deputato aveva depositato una mozione nella quale spiegava i motivi che lo portavano a  privilegiare le campagne di sterilizzazione dei randagi. Campagne tese alla riduzione numerica delle  colonie feline.  Per convincere il Consiglio aveva portato ad esempio la vicina Francia, dove la caccia al gatto è già abolita.

Non sappiamo se si è parlato anche della vicina Italia dove il gatto gode (ancora per quanto tempo?) dello status di animale libero, dove il gatto può circolare anche nelle proprietà private (come i cacciatori). Ma si sà il “buono” del sud non fa mai notizia al nord.

Il Consigliere voleva “limitare” la caccia al gatto ai soli casi di epidemia di rabbia. Inoltre aveva portato le prove delle orrende mutilazioni da arma da fuoco subite da numerosi felini e, non da ultimo, aveva sollevato il problema della “caccia” nelle aree urbane.

Fumata nera.
Il Governo ha “scantonato” ricordando che i Cantoni sono i primi competenti per ordinare le soppressioni dei felini; ha ritenuto che lo “sfoltimento” dei gatti randagi è necessario,  perchè accoppiandosi coi gatti selvatici minacciano la sopravvivenza della specie selvatica.
Non solo, per il Governo i gatti randagi sono un pericolo per uccelli, rettili e lepri (i gatti selvatici no?); la cattura con le trappole è molto difficile e, forse questo è il vero motivo, i costi delle campagne di sterilizzazione sono molto elevati.
Una pallottola costa meno!

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