canned lion
GEAPRESS – Sarà presentato il prossimo 22 luglio al Festival internazionale del Film di Durban, in Sudafrica, il documentario Blood Lions.

Il filmato ricostruisce la “filiera” dei canned lions, ovvero i cosiddetti “leoni inscatolati”. Si tratta di felini allevati in cattività e destinati ad essere uccisi da ricchi cacciatori occidentali (italiani compresi) colpiti dal brivido del trofeo. In realtà tali leoni sono del tutto impreparati a fuggire innanzi al cacciatore il quale, spesso al sicuro di un’automobile, uccide il povero animale prigioniero di un recinto.

Con velleità di proteggere la fauna selvatica, l’industria dei canned lions produce ogni anno qualcosa come 6000-8000 grandi felini, messi a disposizione dei cacciatori. Secondo Ian Michler, autore del documentario e profondo conoscitore del settore, in Sudafrica sarebbero attive almeno 200 strutture dedite all’allevamento dei leoni. Nel 2005 il numero stimato di felini allevati  era intorno ai 3000 esemplari. Se non si ferma tale attività, ha affermato Ian Michler, nel 2020 i “canned lion” saranno almeno 12.000.

Nel Trailer diffuso dalla produzione, vengono messe in evidenza le difficoltà riscontrate nel girare i filmati all’interno di tali allevamenti. I proprietari, infatti, sembrano non essere disponibili a rilasciare dichiarazioni.

Quanto costa un leone da uccidere in recinto?

I prezzi variano dai 30.000 dollari per un maschio adulto, ai 7000 per il meno appariscente trofeo di una femmina. Non mancano comunque le offerte speciale, come nel caso dei 17.000 dollari offerti per una vacanza venatoria di tre giorni e quattro trofei da portare a casa.

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