GEAPRESS – Proprio così le Cornacchie, le Gazze, ma anche le Ghiandaie si catturano con trappole di Larsen o con le Letter-box e poi si ‘ammazzano’ col metodo dello spigolo vivo.

L’allarme è stato lanciato, in questi giorni, per le Cornacchie di Pergine Valsugana (TN), dove dal 2010 è in atto la strage, ma il massacro è comune in tante altre provincie, si fanno Piani anche quinquennali, come nella Provincia di Ravenna, la pratica dello sterminio è sempre uguale.

Letteralmente si legge nel  “Piano di controllo dei Corvidi negli ATC della Provincia di Ravenna, quinquennio 2006-2011”: “Una volta catturati questi corvidi vengono eliminati con tecniche eutanasiche capaci di procurare una morte pressoché istantanea senza inutili sofferenze“. “Il metodo sicuramente più consono consiste nella disarticolazione delle vertebre cervicali sbattendo con vigore e velocità d’azione la nuca dell’animale sullo spigolo vivo di una superficie rigida“. Poi la raccomandazione “Di fondamentale importanza il non eseguire tale operazione in prossimità delle trappole dove altri corvidi potrebbero notare l’operazione associandola alle trappole stesse“. Non ci sembra che il metodo sia così eutanasico.

La LIPU e la PAN – EPPAA denunciano che nel territorio di Pergine è in atto dal 2010 il ‘controllo’ delle cornacchie su  richiesta della locale Coldiretti, chiedono il ritiro dell’autorizzazione rilasciata alla locale associazione dei cacciatori,  contestano la “discutibile motivazione per la quale sono concesse le catture e le successive soppressioni, senza limitazione alcuna nel numero di animali da eliminare e sulla base di ipotetici danni futuri, ovviamente non quantificabili” e condannano la scelta del periodo, da aprile ad agosto, ossia quello riproduttivo, “per cui l’uccisione degli adulti significa la crudele morte per fame dei giovani nel nido“.

La trappola di Larsen, inventata da un guardiacaccia danese, sfrutta la territorialità dei corvidi, accentuata soprattutto nel periodo riproduttivo. La trappola è una piccola gabbia composta da due o tre scomparti, in uno di questi si imprigiona un corvide della specie che si vuole catturare,  avrà la funzione di intruso e servirà per attrarre  i corvidi (in genere la coppia) residenti, che proveranno a scacciarlo. Una volta entrati nella gabbia per scacciare l’intruso,  i residenti vi rimarranno rinchiusi, perché la trappola è munita di sportelli a scatto. Il malcapitato usato come richiamo viene sostituito di  frequente, perché dopo qualche tempo non ‘funziona’ più: smette di gracchiare. Questa trappola si usa soprattutto nel periodo riproduttivo.
La trappola Letter-box, invece è usata nei periodi successivi alla riproduzione e viene posizionata nelle aree di pasturazione.

A Pergine  “la cornacchia da richiamo è confinata in uno spazio molto stretto, tale da non consentirle l’apertura delle ali ed è lasciata direttamente esposta al sole, senza un’adeguata protezione” prosegue la denuncia della LIPU e della PAN – EPPAA  “inoltre le carcasse degli animali uccisi vengono semplicemente abbandonate, gettandole sul terreno“. “Tutto ciò con la copertura della scritta ‘Progetto faunistico’ sulle trappole, che risulta ingannevole, in quanto fa apparire l’operazione come un progetto di ricerca invece che un progetto di morte per le cornacchie“.

Per le Cornacchie di Pergine Valsugana è partita la protesta via web, da alcuni giorni girano online petizioni e lettere di protesta, ma non basta bisogna salvaguardarle su tutto il territorio,  perché Pergine non è l’eccezione: è la regola! (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).