GEAPRESS – Lo Stambecco delle Alpi può tirare un sospiro di sollievo. Infatti il Piano dalla Provincia di Sondrio per aprire la caccia alla specie protetta è stato bloccato dal Capo dello Stato, al quale aveva fatto ricorso il WWF Italia.

La Provincia di Sondrio nel marzo 2009 aveva approvato un piano di conservazione, diffusione e gestione dello stambecco, senza la VAS e senza partecipazione delle associazioni ambientaliste, che secondo gli ambientalisti in realtà mirava all’apertura della caccia allo stambecco. Un Piano che in caso di attuazione si sarebbe, poi, esteso dalla provincia di Sondrio a tutto l’areale alpino.

Il WWF fece ricorso al Presidente della Repubblica depositando ben tre memorie nel corso del procedimento. Stamani, infine, la notizia che il Capo dello Stato ha accolto il ricorso WWF.
Grazie al WWF – ha dichiarato Paola Brambilla Presidente WWF Lombardia – che non ha mai abbassato la guardia vigilando sui tentativi locali di rendere tutto cacciabile, è salvo lo stambecco, simbolo delle Alpi e della biodiversità alpina”.

La sentenza è importante anche per la motivazione. La Provincia è stata ritenuta incompetente in materia, visto che spetta solo al Ministro per le politiche forestali d’intesa con il Ministro dell’Ambiente disporre le variazioni degli elenchi delle specie cacciabili: lo Stambecco è materia di importanza nazionale, competenze esclusiva dello Stato e non sono le Province a poter disporre la caccia della specie per soddisfare gli appetiti dei cacciatori valtellinesi.

La politica di gestione e conservazione della fauna protetta – ha affermato Massimiliano Rocco responsabile specie WWF Italia – deve essere un serio e puntuale impegno da parte delle autorità nazionali e va promossa da parte dello Stato, visto che la fauna non conosce confini ed è patrimonio di tutti, come questa sentenza ribadisce”.
La consistenza stimata di stambecco delle Alpi ammonta oggi complessivamente a circa 31 mila capi, tutti derivanti dai circa 100 esemplari sopravvissuti alla caccia indiscriminata all’inizio del 1900 nella sola zone del Parco nazionale del Gran Paradiso. La popolazione è ora divisa in tante popolazioni e sta faticosamente ricolonizzando tutto l’arco alpino.

L’apertura della caccia in provincia di Sondrio avrebbe compromesso il lungo lavoro di reintroduzione. E’ infatti indispensabile per la sopravvivenza della specie che le diverse colonie si possano spostare sul territorio e riprodurre tra loro, mischiando il proprio patrimonio genetico e rafforzando così la loro possibilità di sopravvivenza. La caccia in un’area anche se piccola avrebbe invece costituito un ostacolo a questo processo naturale.

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