GEAPRESS – La Polizia Provinciale di Siena, nei suoi rendiconti, ha sempre sottolineato i contenimenti della “consistente presenza di cinghiali e caprioli”, ovviamente il tutto sotto il controllo di tecnici specializzati, ovvero i selecontrollori tanto voluti dalla legge sulla caccia che consente, però, ai cacciatori di continuare a sparare alle specie protette prima di arrivare alla sospensione della licenza.

A leggere quanto anticipato dall’informatissimo Corriere di Siena appare, però, un quadro sconfortante sebbene più tipico di un inciucio da bar dello sport che non delle alte sfere della politica filovenatoria.

La notifica degli avvisi di garanzia (ben 29) sarà completata stamani e dovrebbero essere coinvolti amministratori comunali di paesi del comprensorio, e della Provincia di Siena. Addirittura l’Assessore all’Agricoltura della Provincia ed importanti funzionari. In più Comandante e Vice Comandante della stessa Polizia Provinciale, questi ultimi già sospesi per due mesi dall’incarico su ordine del Magistrato.

Abuso d’ufficio, falso, peculato più una lunga sequela di contravvenzioni alla normativa sulla caccia. Queste le accuse dalle quali dovranno difendersi. Il fatto, poi, che trattasi di “contravvenzioni” non deve fare intendere che siano casualmente incappati in reati minori. La sgangherata legge sulla caccia italiana, prevede infatti solo reati minori, ad esempio quando si uccidono finanche specie particolarmente protette.

Secondo l’impianto accusatorio formulato dalla Procura della Repubblica di Siena, parrebbe che “lo scopo di prevenire i danni alle coltivazioni agricole e al patrimonio boschivo…” professato nei compiti pubblicizzati dalla stessa Polizia Provinciale di Siena, si sarebbe poi trasformato in vere e proprie battute di caccia.   Gli animali abbattuti, ammontanti a diverse centinaia, sarebbero poi stati regalati ai proprietari dei terreni sui quali c’è il sospetto di note risarcitorie relative ai danni che avrebbero causato gli stessi animali.

Insomma, uno scandalo che si dovrà ora appurare se effettivamente giocato sulla pelle del patrimonio faunistico italiano risultato oggetto di prelievo illecito.

Il tutto sarebbe stato registrato nelle intercettazioni ambientali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che avrebbero così  documentato gli  esercizi venatori dell’amministrazione provinciale di Siena dal 2004 al 2010. L’indagine è condotta dal P.M. Nicola Marini.

(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).