GEAPRESS – Chissà che giro aveva fatto per l’Europa. Di certo “Turi”, l’Aquila del Bonelli sequestrato lo scorso anno in Sicilia, ed ora tornata libera tra i suoi monti, faceva capo ad una grossa banda internazionale dedita al procacciamento di uccelli rapaci per la falconeria. Turi era stato depredato in una cengia rocciosa di Campobello di Licata (AG). Era stato, infine, sequestrato ad un falconiere della provincia di Ragusa. Il tragitto che però devono compiere questi animali nel tentativo di essere riciclati nel mercato legale, è decisamente ben più lungo di quello di due provincie per poco non confinanti. I basisti siciliani rubano alla vita libera gli animali, che vengono poi inviati presso centri austriaci e tedeschi in particolare. Il tutto grazie ad alcuni parchi faunistici del nord Italia che si inseriscono come tappe intermedie nella catena illegale. In Germania, come in Austria, avviene la copertura con documentazione proveniente dalla Spagna e dall’Olanda. Ciò potrebbero addirittura avvenire, secondo il Corpo Forestale dello Stato, nel corso delle trafile burocratiche esistenti tra le autorità Cites centrali della Germania e quelle dei singoli Länder .

Ora, grazie all’impegno del Corpo Forestale dello Stato che ha operato i sequestri congiuntamente all’Ufficio Traffic del WWF, l’Aquila del Bonelli è tornata a volare in un’area della Sicilia tenuta rigidamente segreta. E’ stata già osservata predare. A monitorarla sono ora gli esperti dell’Università di Palermo, guidati dal prof. Maurizio Sarà e dal dott. Giovanni Giardina del Centro recupero regionale rapaci di Ficuzza (PA). L’animale, purtroppo in parte abituato alla presenza dell’uomo, è stato riabilitato alla vita selvatica dagli specialisti della Riserva Regionale del Lago di Vico (VT) e dell’associazione ORNIS Italica. L’Aquila del Bonelli è stata liberata una decina di giorni addietro, munita di radiocollare in modo da poterla seguire nel corso dei suoi spostamenti. Il tutto è avvenuto previa autorizzazione della Procura della Repubblica di Caltanissetta, alla quale fa capo l’incartamento siciliano sul traffico internazionale di rapaci.

Secondo il Corpo Forestale dello Stato, l’attività di depredazione dei nidi è una delle forme di bracconaggio (effettuata arrampicandosi con corde e ramponi da alpinismo) che, unitamente al deterioramento degli habitat naturali, costituisce una delle principali cause della rarefazione di specie animali ormai sull’orlo dell’estinzione. E’ la prima volta, nel nostro Paese, che un lavoro di vera e propria intelligence sul traffico di specie tutelate, porta a ricostruire tutte le tappe della filiera illegale. Dai nidi depredati, sino ai ricettatori finali.

Sempre secondo il Corpo Forestale dello Stato, il commercio illegale di specie protette, ancora fiorente e fonte di cospicui guadagni illeciti (una coppia di Aquile del Bonelli può fruttare sino a 20.000 euro), è fortemente deleterio per la conservazione della biodiversità della nostra penisola e della Sicilia in particolare. Va inoltre evidenziato, dicono sempre alla Forestale, come in Sicilia esistono ancora non più di una quindicina di nidi di Aquila del Bonelli che, annualmente, vengono presi d’assalto dai trafficanti in combutta con i bracconieri locali. Questo nonostante gli sforzi messi in campo dei volontari, di LIPU, WWF e altre Associazioni che, nel periodo primaverile, pongono sotto controllo i siti di nidificazione.

Intanto “Turi” ha preso possesso di una nuova cengia rocciosa. L’ultima l’aveva vista da pulcino, fini a quando il falconiere l’aveva rubato per gli interessi commerciali di un mondo, dicono sempre alla Forestale, che gravita non solo sulle attività di caccia (consentite, purtroppo, dalla legge) ma anche sugli spettacoli di rivisitazione medioevale pagati, in molti casi, dalle pubbliche amministrazioni nell’ambito di eventi folcloristici.

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