GEAPRESS – Sequestrata in Sicilia una coppia di Aquila del Bonelli. L’intervento operato dalla Sezione Investigativa CITES del  Corpo Forestale dello Stato di Roma e dal Corpo Forestale dello Stato operante in Sicilia, su mandato della Procura della Repubblica di Caltanissetta, è avvenuto a seguito di perquisizioni domiciliari ai danni di tre falconieri operanti nel ragusano, nel catanese e nel nisseno. La rarissima Aquila era stata depredata lo scorso anno nelle campagne di Campobello di Licata (AG) ed evidentemente di lei ne era rimasta traccia nel corso di una vasta operazione condotta ai danni dei trafficanti di rapaci (vedi articolo GeaPress).

La coppia è stata ora rintracciata in un isolato casolare di campagna in provincia di Ragusa. Non era catastato e la Forestale è arrivata nei luoghi grazie a tecniche di rilevazione satellitare. Secondo il Corpo Forestale dello Stato  in Sicilia l’ Aquila del Bonelli è presente con non più di 10 siti di nidificazione.

Tra le principali cause, sempre secondo la Forestale, che stanno portando all’estinzione la maestosa Aquila rientrano, oltre alla distruzione degli habitat naturali, il prelievo per la falconeria ed il collezionismo.

Sempre secondo la Forestale gli acquirenti che, nel corso dell’operazione sui trafficanti di rapaci dello scorso anno, risultarono particolarmente interessati ai falchi furono quelli che li utilizzavano in spettacoli a carattere medievale.

Gli uccelli prelevati, sopratutto in sud Italia ed in Sicilia in particolare, vengono esportati all’estero, ad esempio in Austria e Germania, da dove poi ritornano grazie alla compiacenza di alcuni allevamenti del nord Italia. Gli animali, a questo punto, sono accompagnati  da una mendace documentazione CITES, spesso di provenienza spagnola e dei Paesi Bassi. Gli uccelli, però, possono essere venduti anche in altri Stati. Sopratutto in Medio Oriente dove, secondo la Forestale, una coppia di Aquila del Bonelli può essere pagata fino a 20.000 euro.

Fino a prima del 1992, anno di modifica della legge sulla caccia che ha purtroppo autorizzato la falconeria, il fenomeno del prelievo nei nidi dei rapaci era limitato a gruppi di falconieri tedeschi che utilizzavano sofisticati furgoni forniti di incubatrice per le uova. Dal 1992 il fenomeno, purtroppo, è andato ad aumentare in maniera esponenziale e i predatori dei nidi sono personaggi locali che rubano alla natura direttamente i pulcini.

La Forestale ha, di fatto, individuato una struttura finemente organizzata che unisce tutti gli anelli della catena iniziando dal bracconiere dei nidi fino ad arrivare al trafficante per i paesi arabi.

Intanto, per questa coppia di Aquila del Bonelli, i reati ipotizzati sono quelli di violazione della normativa CITES sul commercio di specie in via d’estinzione, della legge sulla caccia nonché di quella sul maltrattamento di animali avendo il falconiere arrecato disturbo ai siti di nidificazione ed alle coppie di rapaci intente nella fase riproduttiva, di difesa e di svezzamento della prole.

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