GEAPRESS – Dopo avere dichiarata protetta dalla caccia l’autostrada Palermo Catania, in entrambe le corsie di marcia (!), nel tratto della provincia di Enna (vedi articolo GeaPress), la Regione Sicilia regala un nuovo gioiello venatorio che ha già fatto gongolare i seguaci di Diana isolani.

Sono state, infatti, posticipate le date di chiusura dell’attività venatoria per il povero Colombaccio (al quale gli era stata anche anticipata l’apertura) e alla Beccaccia. Fino al 19 gennaio incluso, le beccacce siciliane faranno bene, però, a munirsi di un termometro. Non solo loro, ma anche chi dovrà controllare i cacciatori. Questo perché l’Assessore alle Risorse Agricole e Alimentari Elio D’Antrassi ha deciso che l’attività dei fucili dovrà congelarsi se per tre giorni consecutivi la temperatura diurna sarà inferiore allo zero. Rimane da capire, nella tiepida Sicilia, come si potrà certificare che la temperatura diurna rimane per tre giorni di seguito sotto lo zero, e solo nel punto ove verranno fermati i cacciatori.

Questo, purtroppo, non è stato detto. Si presume, allora, che prima di un controllo antibracconaggio, un ipotetico organo di vigilanza dovrà sostare per tre giorni consecutivi con innanzi un termometro. Questo, ovviamente, nel punto dove, con eccezionali dosi di chiaroveggenza, si prevede che si dovrà incontrare un cacciatore di beccaccia.

Ogni mezz’ora, il nostro Pubblico Ufficiale dovrà verbalizzare che la temperatura si sia mantenuta al di sotto della soglia D’Antrassi.

Rimane, però, a questo punto irrisolto un altro enigma. Dopo che un Pubblico Ufficiale avrà consumato tutto il blocchetto dei verbali, come dovrà comportarsi se al quarto giorno la temperatura salirà anche di un solo centesimo di grado sopra lo zero? Tre giorni di lavoro buttato al vento, anzi al freddo.

La beccaccia, dal canto suo, farà bene a svolazzare con un termometrino in modo tale da visitare solo luoghi dove il freschetto la proteggerà dal pungente vento di una rosa di pallini. Oppure farà proprio bene a non mettere del tutto ala nell’improbabile freddissima Sicilia dove le ore diurne costantemente sotto lo zero si potranno registrare, forse, alle alte quote del versante nord dell’Etna.

Nelle premesse del meteorologico provvedimento, viene però ricordato uno studio del 2006 ove le popolazioni di beccaccia europee vengono classificate in uno stato di conservazione precario e in declino. Poi altri tre studi, fino ad anni più recenti, dove le stesse popolazioni vengono classificate come stabili. Mai un aumento, ovvero mantenute nei precari valori del 2006. Un motivo in più per non cacciare, invece di giustificare non solo il prelievo venatorio ma addirittura il posticipo della data di chiusura. Ma D’Antrassi va anche oltre. Senza rivelare i numeri, riferisce come fino al 2006 (ovvero quando la beccaccia declinava) i prelievi venatori aumentavano. Sarà un caso?

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