coniglio selvatico
GEAPRESS – Conigli salvati dalla preapertura della caccia. Accade in Sicilia dove era prassi aprire la stagione venatoria con il piccolo lagomorfo ambito dai cacciatori; fino alla precedente stagione venatoria dal primo settembre.

Lo ricorda la LIPU di Catania che sottolinea come per la prima volta l’Assessorato regionale Agricoltura e Foreste non ha concesso la preapertura della caccia al Coniglio selvatico!

Un grazie all’Assessore Cracolici – dichiara il Delegato LIPU di Catania Giuseppe Rannisi – che prende atto della forte diminuzione di questa specie in Sicilia. L’eccesso di prelievo venatorio, sommato alle diverse epidemie a cui è soggetto il coniglio selvatico, hanno portato la popolazione di questa specie a scomparire da intere aree dove invece prima era abbondante. I costosi ripopolamenti effettuati si sono rivelati utili solo a chi ha gli allevamenti e vende i conigli per il “ripopolamento“. Sempre ad avviso della LIPU gli stessi ripopolamenti si sarebbero invece rivelati dannosi a causa delle ulteriori patologie portate dagli individui immessi che avrebbero infettato le residue popolazioni selvatiche sane.

A fronte di questa nota “positiva” – continua Rannisi – la Lipu è invece fortemente preoccupata per la preapertura della caccia nei primi giorni di settembre per la tortora selvatica, considerata ormai come specie vulnerabile da parte dell’IUCN e per il colombaccio, specie sì abbondante, ma ancora in nidificazione e pertanto ammazzare un membro della coppia significa fare morire anche i piccoli. Per la tortora, in fortissima diminuzione, la caccia verterà sulla popolazione siciliana e non sui migratori col rischio che, dato il basso numero di individui di questa specie, possa essere definitivamente distrutta in pochi giorni di caccia. Altri aspetti negativi di un calendario venatorio sempre troppo a favore della caccia e sempre poco rispettoso delle esigenze di conservazione della fauna, sono le ancora troppe specie cacciabili, ben 28 malgrado molte di esse siano in diminuzione o in forte diminuzione”

Secondo la LIPU non andrebbero più cacciate specie come l’allodola, la beccaccia, la pavoncella e diverse specie di anatre, che addirittura si potranno cacciare fino al 31 gennaio. Non verrebbe inoltre rispettato il parere dell’ISPRA su molte specie. Un situazione delicata alla luce dei molti incendi che anche quest’anno hanno caratterizzato l’estate siciliana. Dunque, i criteri validi 50 anni fa quando molte specie erano abbondanti vanno rivisti in funzione della reale consistenza delle diverse specie della fauna selvatica.
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