cinghiale
GEAPRESS – Si voterà domani in Aula del Senato il Collegato Ambientale. Alla vigilia della votazione l’ENPA lancia un nuovo appello ai Senatori e al Governo, affinché “vengano scongiurati colpi di mano last minute finalizzati ad autorizzare caccia libera ai cinghiali 365 giorni l’anno“.

Si tratterebbe, spiega la Protezione Animali, di una deregulation che introdurrebbe in Italia un vero Far West.

La richiesta al Ministro Galletti, sottoscritta da migliaia di cittadini, è quella di fare chiarezza sulle indiscrezioni che lo vedrebbero addirittura fautore della deregulation.

Nonostante la grande indignazione dei cittadini – afferma la nota della Protezione Animali – il Ministro è rimasto in silenzio rispetto ai ventilati spari in deroga ad ogni regola e limite, che determinerebbero una vera e propria militarizzazione del territorio, tra l’altro al di fuori della normativa sul possesso e sul trasporto delle armi da caccia, con la sospensione dei fondamenti della legge nazionale 157/92. Ad oggi il Ministro non ha affatto chiarito né la sua posizione al riguardo né il senso del tweet che ha inviato la scorsa settimana (“Problema troppi #cinghiali esiste, per abitanti e agricoltura. Affrontarlo è dovere”)”.

Secondo la Consigliera Nazionale di Enpa, Annamaria Procacci, non può essere trascurata la pericolosità che già appare nell’ordinaria attività venatoria. Un utilizzo, quello delle armi da caccia che, con un regime di spari esteso a tutto l’anno, diventerebbe dunque ancora più pericoloso per l’ordine pubblico e per l’incolumità dei cittadini.

Ancora una volta – aggiunge Andrea Brutti, dell’ufficio Fauna Selvatica di Enpa – è opportuno ribadire che, come riconosciuto dallo stesso Esecutivo e dai dati scientifici, venti anni di fucilate ai cinghiali spesso autorizzate per compiacere il mondo venatorio non hanno prodotto alcun risultato, poiché la pressione dei fucili causa un aumento della fertilità di questi ungulati e la destrutturazione dei branchi con la dispersione sul territorio. Per evitare di ripetere gli errori del passato occorre dunque cambiare strategia, ponendo fine alle attività di ripopolamento, vendita e allevamento di questi animali e puntando su una corretta “gestione” che preveda finalmente lo stop alle fallimentari e pericolose politiche venatorie”.

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