Spett.le redazione GeaPress,
la foto che vi allego è apparsa recentemente in un gruppo di facebook al quale sono iscritto. Dalla discussione che ne è nata parrebbe che sia stata scattata in Toscana, ma al di là di dove sia stata fatta, mi colpiscono due aspetti.
Il primo è il rispetto della tradizione. Il secondo è che trattasi di una sorta di battesimo per il primo cinghiale ucciso. Verrebbero facili alcune battute, ovvero come le persone possono vedere nello stesso evento due figure completamente diverse. Battesimo o funerale? Poi: funerale del cinghiale o delle dignità umana? Non sono un antropologo e non posso dare giudizi di merito, ma penso che, in questa sorta di rito iniziatico, vi sia qualcosa di sconvolgende che deve passare per il sangue. E’ sempre lui il sigillo certificante. In alcuni paesi del sud Italia, fino a non molto tempo addietro, la prima notte di nozze, così come il primo abbandono di fanciullezza, veniva certificato dallo sventolare dei lenzuoli dal balcone di casa. Se diventi affiliato di una famiglia mafiosa, vieni certificato con il tuo sangue su un santino fatto bruciare. A me, però, sembra di rivedere la scena del film con Alberto Sordi, “Un borghese piccolo piccolo” dove il neo simil pantofolaro massone passa il rito inziatico della prova del veleno, subito specificato in non so più quale noto amaretto. Con alcuni amici abbiamo provato a fare una ricerca sul web cercando riti legati alla caccia. E’ saltato fuori di tutto, pure solenni discorsi di derivazione austro ungariga sulla preda da rispettare. Ovviamente prima sparavano alla preda e poi recitavano. La cosa che però mi ha più colpito, ritornando ai cinghiali, è l’ostentazione della morte. Animali enormi sui cofani delle macchine imbrattate di sangue scivolato dalle bocche tenute spalancate. Altri appesi e sventrati. Altri ancora con scenografie del tutto simili alle orrende ricostruzioni, immortalate dai primi fotografi, dei cadaveri dei briganti uccisi dai gendarmi. Perchè, poi, se si parla di cadaveri umani si deve provare disgusto e per quelli animali no? Forse perchè viene riconosciuta diversa dignità ed allora è bene che i cacciatori continuino a fare quello che fanno, contro i tempi e contro la natura. Si immergano pure nel sangue, impallinino e mangino, oppure solo impaglino, o chissà cosaltro. L’importante, per loro, è che così educhino i propri figli ed abbiano cura di inculcare loro la stessa esigenza di educare, o se vogliamo, di rispettare la tradizione, perchè un tempo le ricostruzioni delle catture dei briganti fatte con i loro cadaveri non erano giudicate orrende. Di sicuro la foto di mio nonno che tiene fiero la testa di un bridante ucciso, non la metterei mai tra i ricordi di famiglia. Per mia fortuna, mio nonno, persona adorabile, non aveva di queste esigenze.

Angelo – Caltanissetta

Nota di GeaPress: la foto inviataci dal lettore è stata sottoposta ad una piccola ricerca della Redazione. Questo non per mancanza di fiducia, ma per il tentativo di rintracciare l’autore. Abbiamo trovato conferma dei riferimenti alla Toscana ma anche che il “caso” era stato trattato dalla LAC, la Lega Abolizione Caccia, meritevole di fiducia. Se l’autore della foto volesse rivendicare lo scatto, nonchè anche provarlo, saremo lieti di pubblicare una integrazione. Intanto, per questa segnalazione, non abbiamo ovviamente alcuna mail da segnalare. Il nostro lettore Angelo ci aveva altresì inviato scatti di cinghiali e briganti sparati. Avremmo però dovuto dilungare le ricerche dell’autore. Pensiamo che già la sua segnalazione sia abbastanza esaustiva.