GEAPRESS – Proprio così, indagini conoscitive del fenomeno hanno messo ben in evidenza che il VERO problema lucano è uno SOLO: il Cinghiale!
In un primo momento, e molto superficialmente, si era pensato che alle difficoltà della Regione contribuissero in maniera notevole
a) la fuga dei cervelli: ogni anno tremila giovani laureati sono costretti a lasciare la Regione. Trentamila in dieci anni, su una popolazione di seicentomila abitanti, scusate se è poco!
b) l’isolamento: la mancanza (annosa) di strade ferrate, di collegamenti pubblici;
c) la chiusura dei pochi opifici: con successivo trasferimento delle attività in oriente … sulla via dei salottifici;
d) la cassa integrazione: per gli sparuti operai impiegati in quelle fabbriche nate dall’elargizione dei fondi pubblici (ad affaristi del sud, del nord ed esteri) e caratterizzate dall’attività “meteorica”,  ovvero  apertura e chiusura  nell’arco di una sola stagione;
e) la cessione “con royalty miserrime” del petrolio regionale;
f) la disoccupazione: femminile, giovanile, la disoccupazione degli ex operai, degli ex braccianti, degli ex….;
g) la mancanza di politiche occupazionali: a tutto vantaggio dell’assistenzialismo più sfrenato.
Niente di tutto ciò, in Basilicata tutto si può risolvere abbattendo i cinghiali, o meglio sterminando il Cinghiale!
Poi toccherà alla Lepre; intanto stanno provvedendo a ripopolare di lepri il territorio, a centinaia, ogni anno.

Come ebbe a scrivere la stessa Provincia di Matera, attraverso l’Ufficio Forestazione e Caccia, il Cinghiale autoctono (Sus scrofa meridionalis), presente alla fine dell’800  nella provincia di Matera, era di fatto scomparso e “massicciamente” reintrodotto  fra gli anni Sessanta e Settanta  con l’istituzione delle Zone a gestione Sociale della Caccia.

Gli individui reintrodotti, ma guarda un po’, non erano appartenenti alle specie autoctone, bensì a specie alloctone dalle dimensioni molto più massiccie e … molto più prolifiche. Dunque, non ripopolamenti faunistici, ma fondamentalmente venatori.
Le opposizioni alle reintroduzioni “venatorie” portate avanti dagli animalisti e dagli ambientalisti vennero tacciate di miopia, di falso animalismo e di falso ambientalismo, perchè i veri ambientalisti, si sà, sono i cacciatori!!!!

Oltre al considerevole numero di individui reintrodotti, sempre a detta della dirigenza provinciale, la Provincia sarebbe stata interessata anche da fenomeni migratori da parte delle Regioni limitrofe; insomma dalla Puglia e dalla Calabria, compreso il Parco del Pollino, i Cinghiali sarebbero “migrati” in provincia di Matera: le colline materane sono mete cinghialesche ambite al pari dei Caraibi per gli umani!

In 15 anni, secondo gli esperti provinciali, il Cinghiale avrebbe “occupato” un territorio di oltre 40mila ettari e…sarebbe diventato un predatore di altre specie selvatiche! Quali ci piacerebbe proprio saperlo!
Dagli uffici della Provincia, inoltre, lamentano che il Cinghiale non avrebbe predatori (cacciatori e bracconieri come qualificarli allora?), che avrebbero potuto portare ad una selezione naturale!  Intanto sono stati messi a punto “Piani di contenimento della specie con azioni di selecontrollo e abbattimento”, eufemismo per indicare sterminio.

Non finisce qui, con la collaborazione dei Parchi (Murgia Materana e Gallipoli Cognato) poi, anzichè valorizzare la vita, il bios, si arriva all’esaltazione del tanatos, esaltando la filiera agroalimentare con la commercializzazione della carne di cinghiale (sicuramente non prodotto tipico della zona).

Ora con l’aiuto dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha dato il via libera al “Piano di Controllo del Cinghiale in Provincia di Matera e delle Attività di Abbattimento”, il Cinghiale sarà cacciabile tutto l’anno, senza la necessità di farlo da bracconieri. A caccia terminata, a partire da gennaio 2012, il Cinghiale sarà non più cacciabile, ma abbattibile: una differenza di forma linguistica con una sola sostanza: la morte!

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