GEAPRESS – Un assalto di una muta di cani da caccia. Questo, secondo l’ENPA di Savona, alla causa delle gravi menomazioni di una giovane femmina di capriolo soccorsa nei boschi di San Bartolomeo, nelle alture prossime alla città.

Il povero animale è stato avvistato da alcuni escursionisti. Sanguinava vistosamente. Avvisata la Protezione Animali, i volontari si sono subito prodigati per il soccorso. La femmina di capriolo è stata così sottoposta alle cure del Medico Veterinario che ha provveduto all’intervento chirurgico. Sono state così ricucite diverse ferite ed ora l’animale è sotto osservazione presso la sede dell’ENPA. Purtroppo le speranza di poterla salvare non sono molte. La muta, una volta raggiunto il capriolo, lo ha ripetutamente morsicato in più parti.

Sull’attività dei cacciatori piovono ora le critiche dell’ENPA. Assieme ai daini ed ai cinghiali, denunciano dalla Protezione Animali, questi animali sembra si siano diffusi per la felicità dei cacciatori che ne cacciano alcune migliaia ogni anno. Questo nonostante le proteste della maggioranza dei cittadini.

Per l’ENPA proprio per le esigenze dei cacciatori, assecondate da politici ed amministratori, si sono accantonate le proposte di contenimento incruento, più volte formulate dall’associazione. Conviene, evidentemente, mantenere così le popolazioni di ungulati. La caccia, però, dicono sempre all’ENPA, non è la soluzione ma parte del problema. Bisognerebbe invece affidare a ricercatori ed istituti universitari il compito di studiare sistemi ecologici ed incruenti per limitare la fertilità degli animali. Metodi che già ci sono e sono stati sperimentati in altri paesi.

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