GEAPRESS – Si chiamano selecontrollori, ovvero cacciatori autorizzati a sparare per selezionare. L’ENPA di Savona non ci crede. Al massimo, dicono, si tratta di cacce programmate. Di fatto un’autorizzazione, in questo caso consentita dalla Provincia, a sparare anche in periodi di silenzio venatorio, come da sabato scorso al prossimo 16 luglio. Un arco di 29 giorni per tentare di far fuori 1890 maschi di caprioli e daini. Animali gentili e innocui, sottolineano all’ENPA.

Il fallimento di questi metodi, teoricamente rivolti a controllore le popolazioni di ungulati, si evince dal fatto che gli animali rimangono sempre in buon numero, tanto da giustifcare anche rimborsi per presunti danni che secondo l’ENPA, sarebbero, spesso, enfatizzati.

E gli studi per valutare la consistenza delle popolazioni?

Siamo inascoltati da anni – dicono all’ENPA di Savona – e nel frattempo non si applicano strumenti validi ed incruenti per tenere sotto controllo la popolazione di ungulati“.

E la carne di capriolo?

C’è il rischio che venga venduta sotto banco – aggiungono all’ENPA – per ristoranti e macellai, questo perchè i quantitativi sono enormi. Questi illeciti andrebbero meglio perseguiti, fosse solo perchè nessuno è in grado di garantire la qualità“.

Sebbene da punti di vista diversi, nei giorni scorsi la Coldiretti delle Marche aveva diffuso un duro comunicato, ove si chiedeva di fare piena luce su dove la carne (in questo caso dei cinghiali) andasse a finire. L’obiettivo, secondo il Presidente della Coldiretti Marche Giannalberto Luzi, è quello di dare, anche, le garanzie sanitarie ai consumatori.

Nel “mirino” della Coldiretti, vi era la nuova proposta di legge regionale sulla caccia, troppo sbilanciata in favore delle lobby venatorie. Per la Coldiretti Marche occorrerebbe una sorta di patente di caccia, con la previsione del meccanismo dei punti, oltre al divieto di occupare la stessa zona per più stagioni o l’interdizione dell’attività delle squadre dei cinghialai ove la presenza del suino selvatico non è significativa.

Punti di vista diversi, ma che convergono sulle modalità degli attuali sistemi di controllo degli ungulati. In particolare le Associazioni protezioniste hanno più volte sottolienato come gli attuali metodi di controllo, sono in effetti funzionali allo stesso mantenimento degli ungulati per il gioco venatorio. Secondo l’Enpa di Savona, poi, verrebbero violate precise norme italiane ed europee, di fatto ridotte ad un colabrodo di favoritismi. La Regione Liguria, a tal proposito, è additata come amica della caccia ed in effetti l’ultima proposta di legge ha visto i due schieramenti politici fare a gara per accaparrarsi l’accolgimento delle peggiori richieste venatorie (vedi articoli GeaPress Sinistra  e Destra).

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