GEAPRESS – Il Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte con ordinanza depositata il 12 gennaio 2011 ha accolto il ricorso presentato dalla LAC – Lega per l’abolizione della caccia e dalla L.I.P.U. – Lega Italiana Protezione Uccelli contro l’ordinanza n. 57/2011 del Sindaco di Bianzè (VC) “Limitazione e controllo dei piccioni sul territorio del comune”, emessa il 31 ottobre 2011, con la quale veniva disposto il “prelievo mensile di n. 200 piccioni sul territorio comunale di Bianzè per la durata complessiva di sei mesi, nei giorni di giovedì, a decorrere dal 01 dicembre 2011 e con termine il 31 maggio 2012” ed ha sospeso l’esecuzione dell’Ordinanza fissando al maggio 2013 la discussione sul merito.

Ora il Sindaco di Bianzé (VC) segua strade legittime ed efficaci per controllare il numero dei colombi presenti nel comune rispettando le Linee Guida regionali e le indicazioni date dalle nostre associazioni”  ha dichiarato il Presidente della LAC Piemonte Roberto Piana “Gravi responsabilità gravano anche sulla Provincia che è titolare della tutela e della gestione della fauna selvatica la quale per prima dovrebbe opporsi a questi interventi, invece di assecondarli”.

Il TAR, pur non entrando nel merito, ha dato ampio credito alle censure avanzate dalla LAC e dalla LIPU.

L’ordinanza non era supportata da studi scientifici
Nulla di quanto asserito nel provvedimento trova riscontri scientifici. Vengono elencati numerosi riferimenti legislativi che nel dispositivo sono bellamente ignorati. Una fattucchiera dell’anno mille avrebbe potuto scrivere un provvedimento scientificamente più credibile.

Non sono stati effettuati censimenti
L’Ordinanza disattende le stesse indicazioni presenti nelle “Linee guida per la gestione del colombo di città” approvate dalla Regione Piemonte nel 2008.

Non sono stati attuati censimenti per accertare la consistenza e la diffusione dei colombi. Prescrive la Regione:
“Un buon programma di controllo di questo columbiforme dovrebbe prevedere un protocollo di monitoraggio basato su censimenti a cadenza annuale, da estendersi per un periodo non inferiore ai 4-5 anni. Oltre al numero di colombi presenti e la stima della loro densità rapportata al kmq., il primo censimento condotto sull’area urbana dovrebbe individuare:
– le principali colonie riproduttive;
– i luoghi di maggiore concentrazione per la sosta diurna;
– i luoghi di maggiore concentrazione per la sosta notturna.”

Il numero degli animali da abbattere è stato deciso “a muzzo”
L’ordinanza prevede l’abbattimento di ben 1.200 colombi ad opera dei cacciatori per sei mesi (200 al mese). Sulla base di quale criterio sia stato deciso il numero di 1.200 non è dato sapere.

L’intervento è inefficace, quindi inutile e crudele
L’abbattimento di 200 colombi al mese per sei mesi altro non è che la reiterazione di abbattimenti in passato già effettuati. Peraltro già illegittimi. L’esigenza di ripeterli evidenzia ancora di più l’inefficacia di queste azioni. Se non si interviene anche in modo incruento e indiretto per limitarne la proliferazione nel giro di poco tempo la popolazione di colombi è in grado di ricostituire la presenza precedente.

Non sono stati previsti sistemi indiretti in grado di impedire la proliferazione delle colonie
La Regione su questo tema ha dato indicazioni precise circa la “messa in atto di sistemi indiretti di controllo che si basano sulla individuazione e riduzione della facile disponibilità di cibo, della estesa e indisturbata possibilità di nidificazione e della presenza di aree ideali di concentrazione di sosta. I sistemi indiretti richiedono l’adozione di un piano che includa interventi mirati ed integrati per limitare le fonti di alimentazione (proibire il foraggiamento e contenere la disponibilità e la dispersione dei rifiuti); ridurre i siti di nidificazione anche mediante l’impedimento meccanico dell’accesso. Avendo premura di non colpire le specie non target; disperdere la concentrazione di volatili attraverso varie forme di dissuasione.”

Incompetenza del Comune
Il colombo di città è specie selvatica. Questo status è ormai universalmente riconosciuto. Sia le Linee Guida della Regione Piemonte sia sentenze della Corte di Cassazione (Penale Sez. 3, Sentenza n. 2598 del 26/01/2004) hanno certificato la competenza della Provincia e non del Comune per quanto riguarda il controllo di queste popolazioni. Non esente da responsabilità per questi illegittimi interventi è dunque la Provincia di Vercelli. Quale soggetto preposto alla tutela della fauna selvatica dovrebbe essa stessa per prima opporsi a queste decisioni illegittime e controproducenti.

E’ oggi possibile trovare civili modalità di convivenza con le popolazioni selvatiche ed attivare eventuali sistemi di controllo incruenti e rispettosi del benessere degli animali. Il Medioevo è finito da un pezzo.” ha aggiunto Giuseppe Ranghino, delegato della LIPU di Biella e Vercelli.

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