pappagallo senegal
GEAPRESS – Sotto una pioggia battente e con temperature più che autunnali. Queste le condizioni nelle quali si sono trovate  ad operare le Guardie volontarie del WWF di Salerno nel corso dell’annuale campo antibracconaggio.

Nonostante le condizioni metereologiche proibitive che hanno caratterizzato questi ultimi giorni, dagli sbalzi della costiera amalfitana sono continuati ad arrivare i ripetuti versi della quaglie. Come purtroppo costume del mondo venatorio illegale italiano, si trattava, però, dei cosiddetti chiamaquaglie, ovvero richiami acustici il cui uso è vietato dalla legge. Sistemati in terra, con tanto di amplificatore, altoparlanti e fili di collegamento, servono ad attirare i poveri migratori, portandoli così a tiro di fucile.

In questo caso l’apparecchio elettronico era a sua volta sistemato all’interno di un robusto contenitore il cui smantellamento ha tenuto le Guardie ed i simpatizzanti del WWF per lunghe ora sotto la pioggia. Numerose le persone individuate. In un caso si sono presentati degli individui con i loro cani, il cui intento era di allenarli snidando la quaglie. Attività vietata in questo periodo.

Interventi, quelli del WWF, messi in campo, oltre che nella costiera amalfitana, anche nel Parco Nazionale del Cilento e della Valle di Diano.

In totale sono stati posti sotto sequestro due Testudo hermanni, tre Ghiandaie, un Pappagallo del Senegal ed un Parrocchetto dal collare. In particolare per alcuni degli animali, la mancanza della documentazione attestante la regolare detenzione ha reso necessario l’intervento del Nucleo Operativo Cites di Salerno del Corpo forestale dello Stato. Gli interventi in questione hanno interessato i Comuni di Roccadaspide e Castelnuovo di Conza.

Un mix di fauna autoctona ed esotica che, ad avviso del WWF, è ormai sempre più frequente. Fauna detenuta illegalmente in barba alle leggi che ne regolano l’acquisto e il possesso. Solo per la detenzione illecita delle Testudo hermanni, sottolinea il WWF, la multa va da un minimo di 3.000 ad un massimo di 10.000 euro.

Alcuni degli animali, comunica il WWF, sono stati consegnati al Centro di Recupero della Fauna Selvatica di Napoli che ha già provveduto al controllo del loro stato di salute. Per quelli appartenenti alla fauna autoctona, ovvero originaria dei luoghi, si procederà prima possibile alla liberazione. Come ha sottolineato il WWF, restituire loro la libertà significa soprattutto restituirgli la dignità.

Tali operazioni, hanno voluto sottolineare gli ambientalisti, oltre a garantire il rispetto delle leggi, costituiscono un modo per informare i cittadini che in Italia esistono disposizioni sia  nazionali che regionali, emanate per la tutela gli animali. L’invito è pertanto di segnalare eventuali irregolarità e denunciare i trasgressori.

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