GEAPRESS – Distretto di Polizia di Timisi, agli antipodi rispetto a quello di Costanza (vedi articolo GeaPress) ma pur sempre intervento avente ad oggetto cacciatori italiani. Non si segnalano arresti, come nel caso di appena pochi giorni addietro, ma denunce.

In tutto nove nostri connazionali seguaci di diana, sorpresi in due diverse operazioni di polizia. Le loro bravate hanno nuovamente riempito le pagine ed i telegiornali romeni di cataste di uccelli morti, proiettili detenuti in numero molto al di sopra della norma e le meritate invettive contro il sempre più mal tollerato turismo venatorio. Italiani e non solo. Da quelle parti siamo in buona compagnia dei maltesi, che nel loro paese hanno la più alta densità di cacciatori al mondo e la possibilità di potere sparare pure dalle barche a motore.

Secondo le indagini della polizia romena i nove cacciatori non sarebbero stati in possesso del permesso di caccia. Forse un luccichio ingannevole di un poco valido tour operator, che promette mare e monti come la possibilità di utilizzare i richiami acustici vietati, in Italia, dalla legge.

Richiami che, secondo quanto diffuso ora dal WWF, sarebbero stati recentemente vietati anche dalle autorità governative romene. Rispondendo, infatti, ad un quesito della Società Ornitologica Romena, il Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente di quel paese avrebbe ora affermato come “in conformità con l’Ordinanza Governativa n. 57 del 2007, punto 6, lettera a, su tutto il territorio nazionale è vietato l’uso di apparecchi elettronici allo scopo di uccidere o cattura specie della fauna selvatica” (vedi foto sotto).

L’Ordinanza, commentano dal WWF, risponde alle disposizioni della Direttiva europea “uccelli”, recepita nella legge rumena n. 49 del 2011.

Intanto ai nostri nove connazionali, la polizia romena ha disposto il sequestro di armi, munizioni e selvaggina abbattuta.

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