GEAPRESS – Provenivano probabilmente dal centro Italia, forse dalla Toscana, i 15 cacciatori coinvolti nell’operazione della Polizia romena nella città di Cernavoda. A darne comunicazione, ieri, il distretto di Polizia di Costanza. La notizia è stata confermata a GeaPress dalla nostra rappresentanza diplomatica a Bucarest. Ieri notte la svolta. Nove dei cacciatori fermati sono stati tradotti in carcere dalla polizia. Tra di loro gli organizzatori del viaggio, a quanto pare afferenti a noto personaggio che potrebbe avere utilizzato una agenzia di viaggi in provincia di Firenze, non nuova a simili proposte.

I loro volti sono così andati in onda nelle tv romene assieme alle scatole piene di uccelli uccisi (forse un migliaio di allodole) rinvenute nelle stanze di albergo di Cernavoda. A mettere in difficoltà i nostri connazionali seguaci di Diana, il numero abnorme di cartucce. Migliaia, forse seimila, rispetto alle 250 trasportabili. Nei giornali romeni, però, è altresì circolata la notizia di presunte irregolarità anche nella detenzione di alcuni fucili. Poi i richiami acustici per attrarre sotto il tiro dei fucili i poveri uccellini. Richiami frequentemente sequestrati in Italia anche a cacciatori con regolare porto d’arma. Uso vietato ma vendita consentita. In Romania, invece, parrebbe essere lecito anche l’uso. Un aspetto, quello dei richiami che ora sta sollevando un’onda di disgusto nell’opinione pubblica romena.

La notizia dell’operazione di polizia a carico dei cacciatori italiani in Romania conferma la denuncia che da sempre il WWF fa dei massacri compiuti all’estero dai bracconieri italiani” così ha dichiarato Antonio Delle Monache Coordinatore Guardie Venatorie WWF Nucleo Lombardia, che  altresì ha messo in evidenza come i cacciatori italiani si recano in Romania per cacciare soprattutto allodole, quaglie, tordi e anatidi. “Utilizzano – ha spiegato il Responsabile del WWF – i richiami elettromagnetici che sono espressamente vietati dalla Direttiva Europea. Vengono così compiute carneficine che minacciano popolazioni, che già soffrono un decremento preoccupante. Ma non si spara solo, con mezzi illeciti, a queste specie: si fa come dicono in gergo i bracconieri italiani un “fritto misto” cioè si abbattono calandre, fanelli, migliarini di palude, ballerine, fringuelli, tutto quello che passa e viene attirato dai richiami.”

Il responsabile del gruppo di cacciatori, a quanto pare provenienti da più regioni italiane (in almeno un caso è trapelata la possibilità della presenza di un bresciano) è molto noto nell’ambiente. Non solo Romania, ma anche altri paesi europei.

Speriamo – ha aggiunto Antonio Delle Monache – che questa sia la prima di una lunga serie di operazioni di repressione del bracconaggio attuate dalla Polizia romena. Già i cacciatori italiani devono organizzare carichi clandestini per portare gli uccelli in Italia: Serbia e Ungheria puniscono con l’arresto i cacciatori intercettati con piccoli uccelli. Se anche la Romania saprà fermare questa vergogna sarà una grande vittoria per gli uccelli migratori“.

Nel gruppo di cacciatori (alcuni organi di informazione hanno riferito di venti persone) ci sarebbe anche un minore. A quanto pare l’organizzatore di questi viaggi era già stato segnalato nel passato per possibili irregolarità compiute dai suoi clienti. Sta di fatto che la Polizia romena è andata a colpo sicuro. Un numero limitato di cartucce denunciate e tutto il resto illegalmente detenuto. Poi il numero elevato di uccelli uccisi.

Alla restante parte dei nostri connazionali sarebbe stato concesso il permesso di rimpatriare.

N.B. Secondo quanto riportato in una nota del WWF, in Romania la legge sulla caccia non prevede il divieto di uso dei richiami, cosa che invece era avvenuta in sede di recepimento della Direttiva europea. Tempo addietro, però, tale divieto venne tolto dal testo di legge sulla caccia. Il sospetto è che ciò possa essere avvenuto per favorire il turismo venatorio.

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