cagna cappio
GEAPRESS – Una vera e propria tortura quella che subiscono gli animali una volta rimasti bloccati nei cappi dei bracconieri. Una pratica largamente diffusa nel mondo venatorio illegale italiano. Il laccio stringe fino a soffocare oppure provoca la rottura del diaframma (se preso per l’addome) o l’amputazione degli arti. Dipende da dove il laccio-cappio stringe. L’animale, terrorizzato, cerca di scappare senza sapere che in tal maniera provoca l’ulteriore restringimento del nodo scorsoio sul suo corpo.

L’ultimo caso del quale se ne ha notizia è avvenuto alle porte di Roma. Ad intervenire è stato il Nucleo Zoofilo di Polizia Giudiziaria del Servizio Faunistico Ambientale dedicato all’agente di P.S. “Claudio Graziosi” e personale dell’ ANPPe. L’intervento di salvataggio è avvenuto questa notte. Un cane trovato in un bosco nei pressi di Campagnano Romano (RM). Un maremmano tratto in salvo e subito portato subito da un veterinario per le cure del caso.

A darne notizia è l’EITAL (Ente Ialiano Tutela Animali) che sottolinea come il fenomeno del bracconaggio sia molto diffuso nei boschi limitrofi alla capitale. Oltre che danneggiare gli animali selvatici coinvolge sempre più spesso animali d’affezione come in questo caso che, non è purtroppo il solo episodio.

Una denuncia contro ignoti è già stata presentata per l’utilizzo illegale di trappole e per il reato di maltrattamento di animali. Gli agenti e il movimento animalista di denuncia E.I.T.A.L. organizzeranno appostamenti notturni in zona al fine di dare un nome a questo/questi delinquenti autore/i del barbaro atto di piazzare lacci.

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