andrea zanoni III
GEAPRESS – L’eurodeputato PD Andrea Zanoni ha scritto alla Provincia di Vicenza in relazione alla cattura e conseguente morte di un rarissimo esemplare protetto di Civetta capogrosso in uno dei roccoli mantenuti dalla Provincia. Della cosa è stata informata la Commissione europea e l’ISPRA.

Il 19 dicembre 2013, l’eurodeputato PD Andrea Zanoni vice Presidente del’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo, aveva presentato una domanda di accesso agli atti alla Provincia di Vicenza e, in particolare, al Commissario Straordinario Attilio Schneck. Nel documento l’eurodeputato aveva chiesto di ottenere copia degli atti relativi alla cattura dello sfortunato animale successivamente deceduto. In particolare si chiedeva  di sapere se l’Amministrazione, tramite il Comando della Polizia Provinciale di Vicenza, avesse adottato misure sanzionatorie nei confronti dei responsabili dell’impianto di cattura, se l’impianto fosse stato chiuso e se  si fosse provveduto a dare notizia di reato. La contestazione paventata dall’On.le Zanoni riguarderebbe nel caso i reati di cattura e uccisione di fauna particolarmente protetta e per il reato di maltrattamento di animali.

Il 10 gennaio 2014, il Settore Gestione delle Risorse faunistiche della Provincia di Vicenza, ha fatto sapere che il 19 dicembre 2013 del fatto era stata data informativa alla Procura della Repubblica del Tribunale di Vicenza. L’impianto di cattura era stato inoltre chiuso l’11 dicembre 2013 e si era inoltre avviato il procedimento per l’irrogazione delle sanzioni previste dalla eventualmente accertata inadempienza contrattuale da parte del gestore del roccolo.

La morte di un raro esemplare di Civetta capogrosso è un fatto gravissimo – ha dichiarato l’On.le Zanoni – Si tratta di una specie superprotetta sia dalla Legge sulla caccia 157 del 1992 sia dalla Convenzione di Washington, la CITES, che dalla Direttiva Uccelli 2009/147/CE. Il povero animale è rimasto intrappolato per tutta la notte, morendo di stenti e per assideramento. Ricordo che la Commissione europea ha già più volte accusato la pratica della cattura di richiami vivi. In particolare, nel corso dell’indagine EU-Pilot 1611/10/ENVI con la nota del 10 dicembre 2010 indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’Italia e trasmessa alla Regione Veneto il 22 dicembre 2010, la Commissione ha rilevato che la pratica di autorizzare la cattura di richiami vivi con reti non rispetta la Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE, in quanto esistono alternative al prelievo dei richiami in natura,  le deroghe non sono applicate in condizioni rigidamente controllate come richiesto dalla Direttiva e le reti usate per le catture non garantiscono la selettività. Quest’ultimo aspetto è dimostrato ancora una volta dal fatto che a morire intrappolata è stata una specie rara e protetta da normative nazionali, comunitarie ed internazionali. Il tutto avviene poi senza controlli serrati negli impianti e a spese dei cittadini”.

Nonostante i moniti della Ue e i continui pareri contrari dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), riferisce sempre Zanoni, le Province e la Regione Veneto continuano ad autorizzare impianti di cattura muniti delle reti da uccellagione, mezzo di cattura non selettivo, vietato dall’articolo 8 della Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE.

Zanoni  ha inoltre invitato WWF, ENPA, LIPU, LAC, LAV e ANPANA a costituirsi parte civile nel processo a carico dei responsabili di un fatto giudicato gravissimo.

Proprio a Vicenza, giovedì 7 novembre 2013, l’eurodeputato ha tenuto la conferenza “Basta richiami vivi e uccellagione. Una tortura legalizzata dalle Province e dalla Regione Veneto in barba alla Direttiva Uccelli 2009/147/ CE”.

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