GEAPRESS – Vi è risvolto inedito dietro l’operazione condotta domenica scorsa da piů corpi di polizia all’aeroporto “Federico Fellini” di Rimini. Un maxi sequestro di beccacce uccise da una comitiva di cacciatori italiani specializzati nell’abbattimento di questo animale. Secondo quanto appreso da GeaPress, le indagini sono partite da un preciso input investigativo proveniente dall’Ispettorato Generale di Roma, ed in particolare dal Nucleo Operativo Antibracconaggio e dalla Sezione Investigativa Cites, i due nuclei speciali del Corpo Forestale dello Stato che seguendo alcune piste investigative hanno, poi, indotto alle perquisizioni di domenica mattina. Oggetto da attenzionare i sempre piů comuni viaggi venatori, da qualcuno utilizzati, però, per l’importazione di specie protette ed in particolar modo di uccelli rapaci.

Ed invece a Rimini, domenica mattina, si sono trovate circa 500 beccacce nascoste in sottofondi ricavati nelle gabbie dei cani appartenti a 19 dei 42 cacciatori. Alcuni della stessa provincia, altri di Forlì-Cesena, ma anche Pesaro, Urbino, Belluno, Milano, Napoli e Roma. Tutti beccacciai, ovvero specilizzati nella caccia alla beccaccia.

NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Corpo Forestale dello Stato) e Comando Provinciale di Rimini, Nucleo Operativo Cites di Bologna, Agenzia delle Dogane, Guardia di Finanza e veterinari della ASL di Rimini. Alcuni agenti, all’arrivo del volo proveniente da Simferopoli, si sono diretti al controllo delle valigie, altri verso le gabbia dei cani. Almeno un’ottantina di animali chiusi nei trasportini e scaricati dalla stiva del volo charter appositamente riservato.

Alcuni cacciatori hanno subito ammesso l’illecito, altri ci sono rimasti male, dal momento in cui in Ucraina non avevano subito alcun controllo. Le beccacce, però, erano state imbustate in sacchetti trasparenti e sistemate in alcuni sottofondi ricavati nei trasportini. Evidente, cioè, l’intenzione di occultarle. Il tutto illegalmente, ovvero in barba alla normativa sanitaria e per questo contestato con 14.000 euro di sanzione amministrativa contro la quale potranno ricorrere. Nessun elemento è stato possibile desumere sulla destinazione delle beccacce. Se cioè destinate alla ristorazione oppure ad un uso personale.

Di certo in Ucraina è molto facile andare a caccia. Numerose sono le agenzie di viaggi, alcune delle quali aventi sede proprio in Ucraina, specializzate ad accogliere i cacciatori italiani. Altre hanno sede in varie regioni italiane, tra cui l’Emilia Romagna, l’umbria ed altri regioni. Cinque giorni di caccia, su sette compreso il viaggio, costano appena (tutto compreso) dai 2.400 ai 3200 euro. In Crimea i mesi migliori ove è consentito sparare alla beccaccia sono ottobre e novembre. Fino a 10 beccacce per giornata di caccia. Arrivano in migrazione autunnale dalla Russia e dal nord dell’Ucraina (tra cui la famigerata Chernobyl). La comitiva minima accettata è di quattro cacciatori. Alcune riserve di caccia sono proprio a due passi dalla stessa Simferopoli. A mezz’ora di automobile. Arrivi, prendi alloggio e dall’indomani puoi uccidere.

Viaggi venatori che non consocono limiti geografici. Ve ne sono di tutti i gusti. Dal Kirghizistan, all’Argentina, passando per l’Africa. Circa un mese e mezzo addietro un altro cacciatore è stato bloccato al porto di Palermo, in arrivo dalla Tunisia. Viaggiava con trenta chilogrammi di ucceli congelati. Quattro coturnici, 205 tortore e due quaglie. Riscontrato che erano state importate in violazione delle leggi sanitarie (specie sulle disposizioni sull’aviaria), sono stati sequestrati e distrutti su disposizione del magistrato.

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