richiami vivi
GEAPRESS – E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 giugno  il Decreto Legge n. 91 riportante “Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea“.

Si tratta del testo approvato dal Governo il 13 giugno scorso (vedi articolo GeaPress ) con il quale si intendeva cancellare la procedura di infrazione gravante in capo all’Italia accusata di non avere rispettato la Direttiva Europea di settore sul tema dei richiami vivi. Il Governo era intervenuto a sorpresa, due giorni dopo la votazione alla Camera dei Deputati del testo di legge comunitaria 2013 che manteneva la possibilità di continuare ad usare i richiami vivi (vedi articolo GeaPress ). Un iter lungo, quello della legge comunitaria, che richiedeva nuovi passaggi parlamentari. Dunque, in attesa dell’approvazione, era arrivato il misterioso Decreto Legge ieri pubblicato, e che rimarrà in vigore 60 giorni. Tempi compatibili con le nuove norme regionali sui richiami vivi. Si ricorda che questi ultimi sono uccellini di cattura destinati come richiamo vivo per i cacciatori.

Il Decreto Legge n. 91, pone ancora un volta in posizione centrale una modifica, passata senza polemiche, alla legge sulla caccia avvenuta la scorsa estate. Con l’art. 19/bis, veniva infatti delegata la Conferenza Stato Regioni ad esprimersi sulle quote di altra attività di caccia, cosiddetta in deroga, per l’uccisione di specie protette e particolarmente protette. L’Ispra, organo tecnico di consulenza statale, deve essere “sentito”, ma questo, in mancanza di un divieto specifico, non può che esprimersi nelle more delle possibilità di Deroga previste dalla Direttiva Uccelli.

Con il Decreto pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, lo stesso principio si estende ora anche ai “richiami vivi”. Principio evidentemente funzionale a togliere la procedura, visto che il sistema è già risultato vincente nei confronti della procedura sull’uccisione di specie protette e particolarmente protette (vedi articolo GeaPress). Un fatto dove però sia le associazioni che i cacciatori, cantarono vittoria. Anzi, nel marzo 2013, vi fu pure chi salutò positivamente la prima bozza del testo di legge che voleva abolire l’ISPRA, creando degli istituti regionali, ovvero più controllabili dai poteri locali.

COSA DICE IL DECRETO LEGGE N. 19

Il dato più rilevante è che tutta la normativa sui richiami vivi è rinviata in capo all’art. 19 bis della legge sulla caccia modificata la scorsa estate. In base a tale modifica, all’ISPRA spetta “la designazione della piccola quantità per deroghe“. Questo l’ISPRA è obbligata a fare.

Sulla base dei limiti stabiliti dall’ISPRA, “la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvede a ripartire tra le regioni interessate il numero di capi prelevabili per ciascuna specie“. In pratica la decisione torna parecchio in ambito locale con una influenza prevalente degli assessori regionali al ramo.

Nel Decreto n. 91 viene, inoltre, cancellato il comma 4 dell’art. 4 della legge sulla caccia, che limitava la cattura per richiami vivi alle sole specie di allodola, cesena, tordo sassello, tordo bottaccio, merlo, pavoncella e colombaccio. Scompare così anche l’obbligo per le altre specie eventualmente catturate di essere immediatamente inanellate e liberate.

I richiami vivi, senza più la specificazione di “cattura” diventano, grazie alla modifica di cui al successivo comma 2 dell’art. 5 legge caccia, un patrimonio da normare, sempre in capo alle regioni. Le specie in questo caso interessate saranno però quelle cancellate all’art. 4 risultando così attutito il danno apportato con la modifica dell’articolo.

Nota positiva sull’obbligo di divieto di detenzione, acquisto e vendita di specie di fauna selvatica anche se appartenenti all’estero.

Il settore così riformato in favore del mantenimento delle cacce in deroga e dei richiami vivi, potrà essere normato solo con atto amministrativo, ovvero non più con leggine regionali caratterizzate dai lunghi tempi di impugnazione alla Corte Costituzionale. La nota negativa, però, è rappresentata dalla ridotte possibilità dei ricorsi al TAR, questo anche alla luce del venir meno della procedura di infrazione sulle cacce in deroga e dello stesso probabile provvedimento atteso ora per i richiami vivi. Il tutto, poi, avrà anche il parere dell’ISPRA.

Le cacce in deroga sono già legge, mentre per i richiami vivi sarà valido per sessanta giorni il Decreto Legge ieri pubblicato. Nel frattempo, però, la norma inserita nella legge comunitaria approderà al Senato. Se approvata in questi sessanta giorni, il Decreto decadrà immediatamente.

Alla luce di quanto sopra non deve meravigliare  che la Regione Lombardia ha autorizzato pochi giorni addietro la cattura di 19.000 uccelli.

Dunque dopo la legge sulla vivisezione, da alcuni presentata quasi come una vittoria, ma che prevede anche la morte con colpo in testa per cuccioli di cani, gatti e furetti (gli adulti, invece, a proiettile libero) arriva ora il mantenimento delle cacce in deroga e molto probabilmente anche dei richiami vivi. Le Regioni, con il Decreto, possono già operare.

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