senato richiamo
GEAPRESS – Nei giorni scorsi fiumi di parole si sono scritte, in casa animalista ed ambientalista, contro il PD ed il suo appoggio al mantenimento dei cosiddetti richiami vivi.

Decine di migliaia di uccellini selvatici catturati in strutture finanziate dalla Province e destinati ai cacciatori di appostamento. Per alcuni, un estremismo venatorio che andrebbe subito abolito, al di là delle  possibilità di deroga che la Direttiva Europea, pur con diverse interpretazioni, potrebbe offrire.

Vale la pena ricordare che l’ultimo deciso intervento  in materia di richiami vivi che ha fornito una sterzata alla legislazione in materia, è addirittura del 1913. In quella occasione il Parlamento Italiano, vietò il loro uso se mutilati o accecati. Da allora, a distanza di 101 anni, il Parlamento Italiano, fermo nei tempi, ha continuato a mantenerne l’uso eccetto (come riferisce anche la Direttiva Europea) se mutilati o accecati. Quello che manca, cioè, è la volontà politica, dal momento in cui la deroga non è un obbligo.

IL TRAVAGLIO NEL PD?

Quanti sono i Senatori del PD che si sono espressi contro l’uso dei richiami vivi? Nove su 109.

Hanno di recente firmato una lettera ove si chiede al Partito l’apertura di un dibattito interno i Senatori Silvana Amati, Monica Cirinnà, Enrica D’Adda, Manuela Granaiola, Sergio Lo Giugice, Stefania Pezzopane, Laura Puppato, Annalisa Silvestro e Daniela Valentini. Assieme hanno riferito come non “si può ancora restare indifferenti o distratti rispetto a  segnali di attenzione che vengono dall’assoluta maggioranza degli italiani. Siamo molto a disagio nel dover affrontare il voto di fiducia sul  decreto, che così non potrà consentire nemmeno la riproposizione in aula degli emendamenti. Vorremmo però che questi temi siano posti all’attenzione degli organismi nazionali del Pd, convinti  che il buonsenso e l’attenzione al sentire comune potranno determinare finalmente un cambio di rotta atteso da tanti e da  molto tempo, ormai ineludibile se si vuole davvero cambiare verso al Paese“.

Prima di giudicare se nove su 109 sembrano pochi, il rapporto andrebbe forse confrontato con quello esistente in altri partiti che si dichiarano a volte favorevoli agli animali ma che votano poi provvedimenti deleteri. Un esempio per tutti è la Direttiva cosiddetta “vivisezione”del 2010, passata non solo con  i voti favorevoli di buona parte degli Europarlamentari ma senza opposizione alcuna da parte dell’Italia, allora retta dal Governo Berlusconi.

Pd come Forza Italia? Probabilmente si, se valutato ai reali rapporti di forza tra le componenti pro-animali e non.

Un mancato recepimento delle istanze dei cittadini e forse delle reali capacità di fare lobby, visto che nessuno si è accorto della modifica della  legge sulla caccia, avvenuta nell’estate 2013, che ha di fatto edificato quanto necessario al mantenimento dei richiami vivi, ma anche delle cosiddette cacce in deroga. Quest’ultime già confermate e con l’Europa che ha provveduto a togliere la procedura d’infrazione. Attenzione, dunque, alle facili critiche, perchè il percorso con il quale sono stati mantenuti i richiami vivi è identico a quello delle cacce in deroga di pochi mesi addietro.

In cosa si traduce il disagio dei Senatori del PD?

Avendo il Governo chiesto la fiducia al provvedimento contenente l’articolo sui richiami vivi, tutti e nove i Senatori hanno dovuto poi votare il maxiemendamento che inglobava anche il famigerato articolo 16 sulla cattura dei volatili.

GLI INTERVENTI IN AULA SUI RICHIAMI VIVI – DA MIKE BONGIORNO ALLE SCATOLE DEI CACCIATORI

La prima che nel corso degli interventi avvenuti il 25 luglio, ha  riferito sui  richiami vivi è la Senatrice Nugnes (M5S) che ha criticato il non voler  superare “questa iniqua e veramente sorpassata idea” …  “perché c’è sempre il pugno di ferro, il braccio muscoloso e virile che vuole comandare“. Il riferimento della Senatrice, sebbene collegato ai richiami vivi, era riferito più in generale ai metodi di discussione imposti dal Governo. Un accenno, il suo, solo apparentemente coincidente con l’intervento successivo del Senatore Candiani (LN-Aut).

Il Senatore leghista, infatti, rivolgendosi anche al presidente della Commissione, ha ricordato come alla “Camera dei Deputati era stato approvato un articolo nella legge comunitaria, l’articolo 20, che riguarda i richiami vivi, uno dei tanti argomenti presenti nella legge, su cui era stato trovato un difficile equilibrio, essendo stato approvato anche dalle opposizioni“. Il Senatore Candiani riferiva poi del  fatto che il Sottosegretario del Governo non avrebbe avuto alcuna “ intenzione di recepire quanto fatto alla Camera dei Deputati“. In tal maniera l’autorevolezza della Commissione si è infranta su un … “tutto riscritto e cancellato“.
Sebbene le posizioni del Senatore Candiani siano  tutt’altro che animaliste, il suo intervento sottolinea non solo come il Governo sia andato avanti come un rullo compressore ma anche come già alla Camera la proposta passata poteva andar bene per i cacciatori ora un po’ delusi.

A dichiararsi, sebbene con una battuta, esplicitamente filo caccia è, verso la fine della discussione, il suo collega di partito Senatore Consiglio il quale sbotta con un  “vogliamo smetterla di rompere le scatole ai cacciatori? Dobbiamo smetterla di rompere le scatole ai cacciatori! C’è una cultura dietro la caccia e noi ci siamo rifiutati di votare emendamenti al ribasso. Voi avete mortificato un comparto che, tra le altre cose, prevede 96.000 dipendenti e circa 9 miliardi di PIL“.

In altri termini, il provvedimento approvato doveva essere ancor più in favore dei cacciatori.

Poco prima, con un lungo appassionato intervento contro i richiami vivi era intervenuta la Senatrice Cirinnà (PD) la quale aveva sottolineato come in Commissione si sia in realtà tentato di trovare una mediazione. I ringraziamenrti sono per il presidente Zanda, il Senatore Mirabelli ed il sottosegretario Scalfarotto.

Nel complesso, per la Senatrice PD, l’articolo sui richiami vivi rappresenta “l’argomento più triste e doloroso“.

La Senatrice fornisce poi una spiegazione dettagliata sulla procedura d’infrazione: “nel dicembre del 2013 il Governo italiano elabora una bozza di proposta di legge che manda alla Commissione: il testo tuttavia è estremamente blando e nulla prevede di nuovo, se non che la cattura e l’utilizzo di richiami continuino attraverso un regime di deroga. Per questo motivo, la Commissione ha bocciato il testo, aprendo nel febbraio 2014 la procedura d’infrazione“. Secondo la Senatrice Cirinnà il testo bocciato dalla Commissione europea è lo stesso approvato alla Camera con la legge europea e non eviterà quindi il rinvio alla Corte di giustizia.

La Commissione europea chiede espressamente che l’Italia vieti la cattura degli uccelli ai fini di richiamo con un esplicito divieto: ci chiede che non esistano le reti e specifichiamo, colleghi – so di parlare in un contesto di persone colte e culturalmente elevate – che non esistono reti selettive. Potete dire ad una piccola allodola: «Vola a destra, così la rete non ti cattura, piuttosto a che a sinistra»?  Non esistono reti selettive, non ci possiamo prendere in giro! La legge non può prevedere deroghe strutturali; l’Europa ci dice che non sono ammesse deroghe strutturali”.

A questo punto l’intervento della Senatrice PD viene interrotto da una esclamazione del Senatore Ciampolillo (M5S): “diglielo al tuo partito!“.

Un “fuoco amico in termini di caccia” ad avviso della Senatrice Cirinnà che risponde ricordando al Senatore Cinque Stelle “l’enorme lavoro in Commissione“. Poi un affondo su un fatto finora inedito. Il Ministero dell’Ambiente avrebbe chiesto di “tirarsi fuori“. Questo, secondo la Senatrice, per non voler “concorrere a ributtare l’Italia dentro la multa e la procedura europea“. Il riferimento è al non voler partecipare a “quel procedimento in cui verrà chiesto all’ISPRA e alla Conferenza Stato-Regioni l’autorizzazione alle deroghe” [ndr. si tratta della modifica alla legge sulla caccia dell’estate 2013].

Cruda la considerazione sui  richiami vivi che, secondo la Senatrice Cirinnà sarebbero “veramente una pratica aberrante, futile, superflua e violenta nei confronti degli animali selvatici, di questi piccoli uccelli migratori che vivono tutta la loro vita viaggiando e volando. Viaggiano per decine di migliaia di chilometri; il viaggio per loro è la vita, è nel loro DNA. Come è possibile rinchiuderli in gabbia per tutta la vita?“.

Di impegnarsi a vietare l’utilizzo di animali di qualsiasi specie, sia selvatica che di allevamento, come richiamo vivo, oltre cha a prevedere  opportune sanzioni per tutti i contravventori, riferisce invece la Senatrice Fucksia (M5S) secondo la quale “oggi non facciamo un passo avanti, ma partiamo per il semestre europeo con il piede sbagliato, inciampando non sui sassi che metteremo sui binari del treno della vergognosa riforma costituzionale, ma sull’ennesimo cartellino rosso di richiamo (che non è dei suddetti uccelli, ma dell’Europa). Faremo la solita figura di coloro che si piegano alle lobby, quando non delle banche, degli istinti primordiali ed efferati, che comunque consentono voti“.

Ed a proposito di passi e sassi, come commentare l’intervento del Senatore Barani (Gruppo Grandi Autonomie e Libertà) secondo il quale “sta a vedere che il Governo Renzi cade, come nella famosa trasmissione televisiva di Mike Buongiorno fece una concorrente, sull’uccello. Oggi ho sentito interventi sugli usignoli e sui passerotti: ma ai cittadini questo interessa relativamente; a loro interessa che ci impegniamo sul lavoro e basta“.

Tra gli applausi della Lega Nord è questo il momento della battuta del Senatore Consiglio: “dobbiamo smetterla di rompere le scatole ai cacciatori“. Per lui, dietro la caccia, c’è una cultura.

L’ultimo intervento in tema di richiami vivi, è della Senatrice De Petris (Misto – SEL) secondo la quale  il Governo si è piegato “ancora una volta ad un numero molto ristretto di interessi che vanno contro l’immagine del nostro Paese e che provocheranno la riapertura della procedura d’infrazione e l’emendamento approvato non risponde assolutamente a obiezioni della Commissione“. Al fine di evitare ogni equivoco su come la pensa, la Senatrice vuole ribadire che per lei “la cattura di piccoli uccellini da usare come richiami vivi è una pratica immorale dal punto di vista etico e del rispetto degli esseri viventi: una pratica crudele. Avremmo dovuto dare un segno di civiltà, non di vergogna. Ci metto passione perché le considero questioni fondamentali”.

Giova ricordare che nel 1913, quando cioè furono vietati  gli uccellini mutilati o accecati (ovvero, più o meno, come è adesso) venne rigettato un emendamento di Commissione che voleva mantenere l’uso dei richiami già posseduti. Un escamotage, per lasciare le cose come stavano.

Nel 2014, a sentire le associazioni ma anche i Senatori che si sono opposti, sembra essere stato confermato, con il virile pungo di ferro ricordato dalla Senatrice Nugnes, proprio quello che vuole mantenere lo status quo.

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