GEAPRESS – Potrebbe essere una favola di Esopo, che prendeva a prestito gli animali per mettere a nudo l’animo dell’uomo. Una lumaca (ovvero l’Ufficio Legale della Regione Siciliana) e volpi e cornacchie (purtroppo realmente esistite) velocemente impallinate.

La Regione siciliana impiega 17 anni per decidere su un ricorso straordinario che, nel 1994 (!), venne inoltrato al Presidente della Regione siciliana, dalle sezioni cittadine di LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) e LAV. Si trattava, allora, di chiedere la sospensione dell’abbattimento di volpi e cornacchie nei pressi di un’area faunistica, ad esclusivo uso venatorio. I conigli dovevano essere solo delle doppiette, e le Associazioni protestarono rilevando, tra l’altro, l’effimero significato dei censimenti condotti dall’Ufficio competente della Regione siciliana. Solo che in diciassette anni, si è abbondantemente concluso non solo il tempo previsto per l’abbattimento, ma non vi è più la zona di ripopolamento e cattura. Anzi non vi è più neanche la vecchia legge regionale sull’attività venatoria, in base alla quale era stato fatto il ricorso.

Buona parte dei 17 anni impegnati (ovvero ben 15 anni e tre mesi!), sono stati occupati dai … lavori dell’Ufficio Legale della Regione che ha poi, nel dubbio, chiesto finanche un parere al Consiglio di Giustizia Amministrativa (ovvero, il “Consiglio di Stato”, della Sicilia delle autonomie), quest’ultimo prontamente rilasciato. Il ricorso, dopo quasi un ventennio di … studi giuridici, è stato respinto. Questo perchè gli esperti faunistici, ovvero la competenza scientifica, è, secondo il responso al ricorso, di un Ufficio apposito della Regione siciliana (lo stesso dei censimenti).

Allora vi furono tante polemiche, anche perchè tali pareri non erano rilasciati da biologi o naturalisti. Le stesse Associazioni fanno fatica a ricordare lo specifico caso, ma i pareri erano assegnati, probabilmente, ad uno dei geometri dello stesso Ufficio. Ad ogni modo, poco importa. Dopo 17 anni, ha poco senso (se non una gran pena) ricordare quei poveri animali finiti a fucilate per non insidiare i conigli dei cacciatori.

Caustico l’Avv. Pasquale Dante, del Foro di Palermo, il quale aveva assistito le due Associazioni ricorrenti. Per l’Avvocato Dante di tratta di un fatto di assoluta gravità che disattende, innanzi tutto lo stesso articolo 97 della Costituzione, ove si parla di buon andamento degli Uffici della Pubblica amministrazione.

Entro il perimetro della Regione Siciliana, può accadere che un Cittadino promuova una osservazione su deliberazioni assessoriali di dubbia legittimità ed opportunità, e può anche accadere che la questione non sia liquidata come infondata dall’Ufficio Legale, ma meritevole di approfondimento e comunque di pronunciamento da parte del Consiglio di Giustizia Amministrativo, a Sezioni Riunite – ha dichiarato a GeaPress l’Avvocato Pasquale Dante – Nulla da eccepire sulla tempestività nel riscontro, ascrivibile al Consiglio di Giustizia Amministrativa, che ha liquidato la questione in appena due mesi – ha precisato, l’Avv. Pasquale Dante – Molto da eccepire, invece, sui tempi occorsi all’Ufficio Legale (probabilmente in concorso con gli Uffici Regionali preposti a trasmettergli l’incarto…) visto che per esaminare una questione, infine, risultata meritevole di approfondimenti, sono occorsi anni 15 e mesi tre”.

Se 15 anni e tre mesi, ovvero i tempi impiegati dall’Ufficio Legale, rappresentano un buon andamento (così come dettato dall’art. 97 della Costituzione), quanto tempo richiederebbe, si chiede ironicamente l’Avvocato Dante, una ipotesi contraria?

Pertanto, care volpi e cornacchie, attente alla Costituzione. O almeno dove questa vale dal momento in cui Giustizia non verrà data – conclude amareggiato l’Avv Dante – dove “la Politica e l’Amministrazione rispondono alla domanda del cittadino dopo anni 15 e mesi tre, senza una letterina di scuse e senza avere avviato alcuna indagine volta ad individuare i responsabili della nefandezza, vuol dire che la nefandezza è, ormai, la regola e che l’arroganza del potere, che osa definirsi democratico, è giunta (contrariamente a quanto si ritiene) sino al punto di non temere alcun sussulto di indignazione”.

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