GEAPRESS – Al Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, va senz’altro il merito di avere resistito ad emanare la Delibera per le tanto famigerate cacce in deroga. Queste, come ormai ampiamente risaputo sono state puntualmente cassate ogni volta che una Regione ha tentato di ripristinarle nonostante il divieto di legge. Corte di Giustizia Europea, Corte Costituzionale ed il povero Ufficio legislativo regionale tanto maltrattato dai provvedimenti votati dai componenti di Consiglio e Giunta si sono unanimamente espressi contro l’illegittimità della caccia in deroga ovvero alle specie protette.

Certo, però, che ieri non aveva fatto piacere leggere che il Presidente Formigoni aveva in qualche maniera acconsentito affinchè la Regione Lombardia proponesse una modifica addirittura della legge nazionale sulla caccia.

Probabilmente le pressioni dei partiti sia di maggioranza che di opposizione avevano in qualche maniera incrinato il parere negativo che Formigoni quest’anno aveva posto alle cacce in deroga.

Oggi, la nuova doccia fredda agli amanti dei sistemi di caccia cosiddetta di tradizione. Su proposta del Ministro dei rapporti con le regioni, di quello dell’Ambiente e del Dipartimento delle Politiche europee, il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge con la quale la Regione Lombardia aveva quest’anno approvato il piano di cattura dei richiami vivi.

Sulla questione, pertanto, si esprimerà ora la Corte Costituzionale, la quale però si era già pronunciata sull’illegittimità dell’identica legge varata lo scorso anno. Una reiterata violazione della legge quella messa in atto dalla Regione Lombardia, la quale evitando l’autorizzazione alla cattura dei richiami vivi con un atto amministrativo allunga (con l’emanazione di una legge) i tempi dei ricorsi contro una decisione unanimamente dichiarata illegittima.

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