caccia polizia provinciale
GEAPRESS – Sorpresi nel Parco Nazionale. Si tratta di 3 cacciatori denunciati nei giorni scorsi a Ramiseto, in provincia di Reggio Emilia. A finire altresì nei guai è il guardiano  di una riserva privata  della collina, accusato di cacciare col fucile senza avere il porto d’armi.

L’attività di vigilianza era specificatamente indirizzata alle squadre che praticano la caccia la cinghiale con il metodo della braccata.

Il fatti sono occorsi nel giorno di Santo Stefano, quando una pattuglia della Polizia Provinciale ha scoperto  nella zona di Ramiseto alcuni cacciatori all’interno dei confini del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Tre di loro, in particolare, sembra stessero commettendo diversi reati in materia di caccia e armi. In un caso si tratta di un individuo  sorpreso con la tenuta di una squadra di cacciatori di cinghiale mentre, con segugio al guinzaglio e fucile a tracolla, tentava di allontanarsi velocemente dalla zona attraverso i boschi. Per lui è scattata la denuncia di illecita introduzione di armi nel Parco Nazionale.

Gli altri due sono stati invece sorpresi nell’atto di finire un cinghiale con l’ausilio di un fucile e dei cani. Ad entrambi è stato contestato il reato di caccia all’interno del Parco Nazionale, mentre uno dei due dovrà rispondere dell’omessa custodia dell’arma dal momento che, nella foga di seguire il cinghiale col  collega, aveva imprudentemente lasciato il proprio fucile in bella vista sull’auto posteggiata a bordo strada.

Ai tre cacciatori sono state ovviamente sequestrate anche le armi, tre fucili ed un pugnale, oltre che la carcassa del cinghiale appena abbattuto.

Nelle settimane precedenti, nell’ambito della stessa tipologia di controlli, un componente di una squadra al cinghiale che stava operando all’interno di un’azienda faunistica privata della collina era stato invece colto nella flagranza di esercitare la caccia col fucile, pur non essendo titolare della licenza di porto d’armi. La Polizia provinciale, oltre a denunciarlo per il reato di porto abusivo d’armi, ha anche sequestrato il fucile, poi risultato di proprietà di una terza persona a sua volta denunciata per l’incauto affidamento dell’arma a persona imperita e priva del prescritto titolo.
L’episodio, conclude la Polizia Provinciale di Reggio Emilia, è ancora più grave in quanto il cacciatore abusivo era proprio il guardiano dell’azienda faunistica.

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