GEAPRESS – Un’operazione meticolosa, quella della Guardia di Finanza del Gruppo di Reggio Calabria, che ha portato lo scorso due gennaio (la notizia è stata diffusa oggi) al maxi sequestro di centinaia di uccelli protetti dalla legge e in massima parte rinvenuti morti. Due bracconieri di professione, affermano alla Guardia di Finanza. Entrambi di Pellaro, frazione di Reggio Calabria a sud del capoluogo. Disoccupati, ma con un potente SUV. Fermati nel corso di un posto di blocco operato dalla Finanza a Bocale, nei pressi del torrente Colello.

Il posto di blocco, non a caso, era stato predisposto ad ora di pranzo. La Finanza sa bene che a quell’ora i malviventi si sentono meno controllati. Le cose, però, sono andate diversamente. Dal SUV scendono due personaggi. Un trentenne ed un quarantenne di Pellaro. Sono vestiti di tutto punto come per andare a caccia, ma non sono cacciatori. Hanno però precedenti specifici, legati in qualche maniera al mondo venatorio. Uno dei due è un uomo mastodontico. Nonostante ciò, anche lui si mostra nervoso, quasi pauroso. Quando i Finanzieri iniziano la perquisizione del grosso SUV, rinvengono trenta verzellini. Si tratta di un fringillide protetto dalla legge. Sono stati tutti uccisi per schiacciamento della testa. Schizzi di sangue, pezzi di cervello disseminati tra i corpicini.

E’ questo un fatto insolito. Nel sud Italia non vi è una tradizione di cattura di piccoli uccelli se non quella (molto diffusa) del mercato illegale dei canori. Raramente questi uccelli vengono mangiati e nessun piatto tipico è a base di uccellini. Cosa diversa rispetto ad alcune province del nord Italia con più specifiche e forti tradizioni venatorie. In questi casi, più volte, il Corpo Forestale dello Stato ha sequestrato piccoli uccelli ai quali era stata schiacciata la testa, come la cassa toracica.

Poi, sempre dentro il SUV, un verzellino in gabbietta singola. E’ lo zimbello, ovvero adibito alla cattura di altri uccelletti selvatici. Venti metri quadrati di rete e abbondante mangime. La presenza di così tanto alimento, è un’altra anomalia nel panorama dei bracconieri del sud Italia. Gli uccellatori, infatti, non pasturano nel luogo dove poi vanno ad uccellare. In questo caso, probabilmente, le cose andavano in maniera diversa. Il luogo dove veniva piazzata la rete, cioè, doveva essere frequentato già nei giorni antecedenti, con abbondante spargimento di mangime. Gli animali selvatici vengono così abituati al posto, e quando gli uccellatori sistemano la trappola e ripongono nuovo mangime, il gioco è fatto. Un’abitudine, quella di rendere appetibile un’intera area, più tipica degli appostamenti fissi del nord Italia, che non degli uccellatori del sud, di fatto erratici.

I due bracconieri si difendono. Sostengono che non dovevano rifornire nessuno e che gli animali morti servivano loro per mangiare. Stranamente, però, il bottino non veniva suddiviso, ma risultava tutto consegnato solo presso casa di uno dei due uccellatori. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, infatti, veniva rinvenuto presso la casa di uno dei due (oltre ad abbondante mangime ed attrezzi di uccellagione), un congelatore contenente i corpicini di 770 verzellini, 123 cardellini, 3 pettirossi e 29 fringuelli. Poi 48 fringillidi vivi: 45 cardellini e 3 verzellini. La Guardia di Finanza provvedeva a questo punto ad avvisare il Centro Recupero Fauna Selvatica “Stretto di Messina”, dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali della Regione siciliana e gestito dagli esperti dell’Associazione Mediterranea per la Natura. Il Centro si trova a Colle San Rizzo, nelle alture dei Peloritani alle spalle della città di Messina. “Occorre il vostro aiuto, lo spettacolo è raccapricciante”, avvertono i Finanzieri.

Tre verzellini ed un cardellino sono imbracati, ovvero avvolti da una cordicella che li stringe sotto le ali e tra le zampine. Occorrono in tale maniera per essere sistemati nella trappola a rete. L’uccellatore tira l’altra estremità della cordicella. Loro, i poveri zimbelli, una volta strattonati, emettono suoni di dolore che attirano altri malcapitati animali. Poi la scatto della trappola. Molti muoiono al momento. Vengono subito eliminati. Le femmine, se non muoiono, ritornano libere. Non cantano, perciò non servono. I due bracconieri di Reggio Calabria, invece, conservavano anche i cardellini morti.

I Finanzieri, vengono però attirati in modo particolare da un cardellino. Ha un occhio strano. Dalla visita veterinaria emerge la triste realtà. Il cardellino è stato accecato, probabilmente con un chiodo rovente. Un tradizione frutto di ignoranza e crudeltà afferma che un animale al buio canta meglio. Recentemente c’è stato un altro caso. In provincia di Salerno; a scoprirlo sono state le Guardie del WWF (vedi articolo GeaPress). L’occhio accecato, però, al povero cardellino di Reggio Calabria aveva fatto infezione. Subito la soluzione, tanto a soffrire non sono i bracconieri. Loro sono solo disoccupati ma con un potente SUV. Il cardellino era stato cucito. Avete capito bene. Hanno preso ago e filo e hanno chiuso l’occhio.

Scene di ordinario orrore per le quali la legge italiana si presenta del tutto impreparata, sia sotto il profilo dei reati di uccisione e maltrattamento di animali che per i reati venatori. In quest’ultimo caso, ridicole ammende ed insignificanti pene di arresto, ben al di sotto della soglia di punibilità. La mancata punibilità, nel caso della reclusione, vale anche per i reati delitti di cui al maltrattamento ed uccisione. Anche la loro pena reclusiva è al di sotto della soglia di punibilità. Per l’uccisione, poi, non è neanche prevista una sanzione pecuniaria.

Ma a cosa servivano tutti questi uccellini? Mercato degli uccellatori senz’altro. Uccellini vivi, però, e comunque non verzellini.

Gli inquirenti ne sono convinti. Come già successo in altri casi dove sono stati trovati i collegamenti. L’unico mercato disponibile ad acquistare a caro prezzo fringillidi morti è quello del nord Italia. E’ il mercato della polenta e osei.

Molti degli uccellini sono incredibilmente smagriti – ha dichiarato a GeaPress Deborah Ricciardi Responsabile del Centro di Colle San Rizzo – Per ora hanno bisogno di riprendersi, e per questo sono sotto particolare osservazione. Verranno poi trasferiti in un’area esterna in attesa della liberazione. Questo – ha aggiunto Deborah Ricciardi – è il momento più bello che ci gratifica di tanti sforzi“.

Libertà per tutti, ma non per uno. L’uccellino accecato. Se sopravvivrà all’infezione, con un occhio per sempre spento non potrà più tornare libero.

I due bracconieri di Pellaro sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza per furto al patrimonio indisponibile dello Stato e per i reati venatori tra cui quello di uccellagione. Piccolo particolare. Se avessero avuto la licenza di caccia, non sarebbe stato possibile contestare il reato di furto. E’ stato graziosamente escluso per i cacciatori colti in atti di bracconaggio.

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