GEAPRESS – Dopo l’intervento operato nei giorni scorsi ai danni di due uccellatori del reggino (vedi articolo GeaPress) e l’allarme lanciato dal Corpo Forestale dello Stato, gli episodi di bracconaggio ai danni dell’avifauna selvatica sembrano non doversi fermare.

Questa volta l’intervento è avvenuto nella stessa area comunale del capoluogo, in località Sant’Agata. Il personale del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Reggio Calabria, ha infatti denunciato un bracconiere intento ad esercitare l’attività di uccellagione.

Si tratta di un cinquantasettenne di Reggio Calabria che aveva preparato, secondo quanto riportato  della Forestale, un sito per la cattura di volatili mediante una rete da uccellagione lunga circa tre metri. La rete, stesa a terra, era ancorata al terreno ed azionata a mano per il tramite di una lunga fune.

Nei pressi della rete anche una piccola gabbia contenente sei cardellini vivi. Il personale della Forestale posto sotto sequestro l’attrezzatura, ha provveduto all’immediata liberazione degli animali. Per l’uccellatore il deferimento in stato di libertà alla competente Autorità Giudiziaria per i reati di furto venatorio e maltrattamento di animali. Poi le violazioni in tema di Legge sulla caccia.

Nelle ultime settimane, ricorda il Corpo Forestale dello Stato, sono stati numerosi i sequestri e le denunce operate in tutta la provincia. Questo a riprova del fatto che l’uccellagione è una pratica ancora molto diffusa. Un fenomeno, sempre ad avviso della Forestale, che determina un fiorente commercio illegale, anche extraregionale, sia di animali vivi destinati ai collezionisti, ma anche uccisi per il consumo umano.

Ancora una volta è stato evidenziato come tale metodo di cattura, tutto sommato semplice, sia molto efficace e crudele. Al momento dell’impatto dell’avifauna con la superficie di copertura della rete, infatti, il bracconiere chiude la stessa in modo tale da impedire ogni possibilità fuga agli uccelli. Questi vengono poi mantenuti in vita oppure, nel caso di animali non destinabili al collezionismo illegale, uccisi in maniera cruenta per lo più tramite schiacciamento della testa o rottura delle vertebre del collo.

I controlli in tale settore come negli altri di specifica competenza del Corpo Forestale dello Stato, oltre quelli afferenti alla prevenzione generale, continuano senza sosta in tutto il territorio provinciale, anche grazie alla continua e proficua azione di segnalazione dei cittadini attraverso il numero di emergenza ambientale 1515.

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