GEAPRESS – In parecchi interventi delle Forze dell’Ordine, compiuti in sud Italia, si è sentito più volte parlare di ricettatori che distribuiscono poi il mal tolto, ovvero la fauna selvatica rubata alla vita libera, in regioni del nord Italia.

Convergenze criminali, tutte giocate sulla fauna selvatica, purtroppo non ancora adeguatamente protetta. Basti pensare ai reati venatori che, in buona parte dei casi, interessano questo settore. Previsioni di reato di sola natura contravvenzionale.

Ma chi sono i terminali del nord Italia? Una sentenza dell’aprile scorso, apre uno spiraglio su un settore, quale quello delle connivenze criminali basate sullo sfruttamento della fauna selvatica, ancora in buona parte inesplorato.

Le indagini sono state condotte da Antonio Colonna, attuale Responsabile del Nucleo Bracconaggio e Maltrattamenti Le.I.D.A.A., la Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente. Quello che è stato così messo in evidenza, non è solo l’enormità del traffico di fauna protetta, ma anche le convivenze con il mondo dei trafficanti del sud Italia. Il tutto afferente ad un soggetto gestore di un negozio di animali nel milanese. I due rifornitori sono stati successivamente denunciati, sempre da Antonio Colonna. Vennero intercettati lungo la Torino-Savona. Il bagagliaio aveva un baule che deteneva centinai di fringillidi. Il processo inizierà il prossimo autunno presso il Tribunale di Reggio Calabria.

Il tutto, però è partito dalle indagini avviate in Lombardia. Un negozio di animali, in provincia di Milano. L’intervento di Antonio Colonna portò alla scoperta di un garage attiguo al negozio. Il soggetto era già noto per reati specifici. Nel negozio, poi, gli altri animali. Erano posti in vendita una volta applicati anellini e documenti falsificati. Le perquisizioni durarono tutta la notte e, grazie alla collaborazione della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, si estesero fino al vicino Piemonte, nel Verbano.

Agli atti del Tribunale di Milano, presso la cui Procura il soggetto ha patteggiato lo scorso aprile la pena, vi è un vero e proprio elenco degli orrori. Numerosi fringillidi morti, all’interno di piccole gabbie risultate del tutto inidonee alla detenzione. Poi, vivi, 503 cardellini, 118 verdoni, 14 fringuelli, 16 fanelli, 6 peppole, 10 lucherini, un frosone, 14 tordi, due codibugnoli ed un picchio muratore, tutti di evidente recentissima cattura. Poi 98 uccelli rinvenuti già morti. Questi ultimi, trovati all’interno di un freezer nella dimora del Verbano. Si tratta di 25 merli, 20 fringuelli, 14 pettirossi, 8 cinciallegre, 6 cardellini, 6 fanelli, 5 passere scopaiole, 3 usignoli, 1 scricciolo, 3 sparvieri, 1 gufo comune, 3 ghiandaie, due tordi. Non solo. Vi erano pure otto fucili detenuti in un armadio privo di custodia oltre che una pistola detenuta in un comodino vicino al letto. Caricatore carico e colpo in canna. La pistola così tenuta nella dimora di rado da lui frequentata, era di fatto nella disponibilità di persone non esperte. In particolare della convivente e della figlia.

Venivano inoltre rinvenuti, all’interno di gabbie sporche ed anguste, sei cuccioli di cani del tutto privi di acqua e cibo. Pincher, volpino ed incroci. Il numero totale di uccelli ammontava a 1500.

L’enormità di quanto commesso viene però risolto dal nostro ordinamento giuridico con una condanna ad 8 mesi e 20 giorni di reclusione (il soggetto è in stato di libertà) e 3500 euro di multa. Poi, probabilmente per la prima volta nel diritto, sottolinea Antonio Colonna, la condanna per i reati di incauto acquisto (712 c.p.) e truffa (640 del c.p.). Come sottolineato dal PM, sia l’incauto acquisto che la truffa, sono riferiti agli uccelli posti in commercio nel negozio di animali, muniti di anelli e documenti falsi. In pratica si traevano in inganno gli acquirenti. Non essendo in possesso di licenza di caccia, è stato possibile condannarlo anche per il reato di furto, uccisione e maltrattamento di animali, inidonee condizioni di detenzione, oltre che per la violazione di numerose norme in materia venatoria e la violazioni alla legge sulle armi. Condannato pure al pagamento delle spese legali oltre che risarcire la parte civile OIPA.

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