GEAPRESS – Uccisi con il probabile schiacciamento del torace o della testa. Una abitudine molto in uso tra gli uccellatori italiani e non solo (vedi articolo e video GeaPress). Tutti i 22 verzellini, specie protetta dalla legge, erano già sistemati nelle tasche del giubbotto del bracconiere di Montebello Jonico (RC). A.L., di anni 60 è stato fermato in località “Rocca Caloiero”, dal Comando Stazione Forestale di Reggio Calabria coadiuvato dal Nipaf. Aveva piazzato una rete di tipo “prodina”. Stesa in terra con l’ausilio di due bacchette di legno pronte ad essere azionate e a far scattare la rete con il tramite di una cordicella. Il bracconiere era nascosto dietro un appostamento camuffato dalla vegetazione. Ad attirare gli uccellini selvatici era uno zimbello, ovvero un fringillide precedentemente catturato con funzione di richiamo per i selvatici.

Ritrovamento infrequente quello di piccola avifauna uccisa dopo la cattura. Non avviene di sovente, infatti, tra gli uccellatori meridionali. L’uso è in genere di animali vivi da rivendere come canori. In nord Italia, invece, è in uso una tradizione culinaria che si rifornisce ancora di piccoli volatili catturati illegalmente. Recentemente la Guardia di Finanza aveva provveduto a fermare a Pellaro, ovvero a pochi chilometri da Montebello Jonico, due bracconieri trovati in possesso di centinaia di verzellini morti (vedi articolo GeaPress). Gli inquirenti sapevano di un probabile commercio con la provincia di Brescia.

Nel caso del bracconiere di Montebello Jonico, il consumo, probabilmente, era di tipo familiare, ma gli inquirenti stanno continuando ad indagare per accertare eventuali altre destinazioni. Il bracconiere è stato denunciato per il reato di uccellagione e furto al patrimonio indisponibile dello Stato.

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