forestale II
GEAPRESS – Gallico Superiore, periferia Nord di Reggio Calabria. Bracconieri che sparano contro i Falchi Pecchiaioli  da un improvvisato  appostamento installato non molto distante dalla sede dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente.

I volontari del CABS, impegnati nel campo antibracconaggio, si accorgono della scena ed avvisano subito il Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, in queste settimane impegnato nei luoghi. Viene così fermato un uomo trovato in possesso di un fucile con  matricola abrasa. Un suo, quello dei fucili senza matricola che, ad avviso del CABS, sarebbe in uso presso i bracconieri di Falchi. Il tutto, però, è stato preceduto da un fatto ancora più grave.

Stante quanto riportato dal CABS e dalla stessa Forestale, il bracconiere non avrebbero esitato a puntare il fucile contro il capopattuglia del NOA, gettando poi via l’arma  e tentando la fuga. La Forestale lo ha subito raggiunto provvedendo all’arresto. Altre due persone, che erano insieme al bracconieri, sono invece riusciti a fuggire tra gli agrumeti.

Per il CABS si tratta di una ulteriore conferma del carattere altamente criminale del bracconaggio ai Falchi Pecchiaioli. Coinvolti nel fenomeno del bracconaggio lungo le alture sullo Stretto di Messina ci sarebbero anche soggetti contigui alla criminalità organizzata che utilizzano armi frutto di rapine.

Nel caso in questione, solo il sangue freddo e la professionalità dei Forestali, ha impedito che l’episodio si trasformasse in tragedia. Secondo il CABS, però, sarebbero molte decine, se non centinaia, i fucili nascosti nei boschi a questo scopo. Molti di questi sono utilizzati  per abbattere i rapaci migratori in transito. Per i protezionisti quanto successo pone una seria questione di ordine pubblico e di rischi per l’incolumità dei forestali del NOA e dei volontari che operano sul territorio.Sarebbe pertanto indispensabile – riporta il CABS – un risoluto intervento delle Forze dell’Ordine locali, che invece non si vede”.

I rigraziamenti, intanto, sono tutti  per il Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato di Romaper il grande impegno con cui ha condotto questa importante attività per la tutela della fauna selvatica migratrice. Nonostante il numero di pattuglie ormai ridotto all’osso – aggiunge il CABS – insufficiente a coprire tutto il territorio interessato e l’intero arco giornaliero, si è riusciti a mettere un freno all’attività di bracconaggio, limitando l’abbattimento di falchi. Solo nelle prime ore del mattino, quando le pattuglie del NOA non erano ancora presenti sul territorio,  i bracconieri hanno avuto campo libero, come risulta dalle decine di spari registrati giornalmente dai volontari in località diverse”.

Pur nella soddisfazione per i risultati raggiunti – afferma Giovanni Malara, responsabile del CABS – è triste constatare come basterebbe un ulteriore piccolo sforzo per far finire per sempre questa vergognosa forma di bracconaggio. Invece, come più volte sottolineato, si assiste ad una sconcertante sottovalutazione del fenomeno illegale da parte di tutte le Forze dell’Ordine operanti a Reggio Calabria. Ciò fa aumentare il senso di impunità nei bracconieri, incentivando di fatto l’uso illecito di armi. Fa eccezione solo l’Arma dei Carabinieri, che sta svolgendo un’importantissima opera di bonifica delle armi clandestine nascoste dai bracconieri nei punti nevralgici del territorio”.

Nei giorni scorsi, i Carabinieri della Compagnia di Villa San Giovanni, operando congiuntamente allo Squadrone Eliportato Cacciatori di Vibo, hanno arrestato  tre fratelli di San Roberto, trovati in possesso di due fucili calibro 12 privi di matricola e di 1.500 cartucce di vario calibro.

“Per questo – ha concluso Giovanni Malara – nutriamo forti timori per la sorte dei falchi che passeranno lo stretto quando il servizio del NOA si sarà concluso!”.

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