GEAPRESS – Erano  tre cacciatori con regolare licenza, uno dei quali un agente di Polizia Penitenziaria e utilizzavano un ragazzino di 13 anni per il trasporto del bottino del bracconaggio. Ben cinque i falchi migratori (specie particolarmente protette) uccisi e fatti a pezzi per evitarne il riconoscimento. E come se non bastasse anche le minacce ai volontari della LIPU.

Momenti concitati quelli vissuti dai volontari del settore Antibracconaggio della LIPU-BirdLife Italia, guidati dal responsabile nazionale Giovanni Malara, lo scorso sabato pomeriggio durante un’operazione antibracconaggio condotta nelle pinete di Motta San Giovanni (RG), al confine con il Comune di Montebelli Ionico.

I volontari  accortisi del movimento nell’area boschiva, provvedevano a seguire i cacciatori scoprendo così che avevano abbattuto cinque falchi. Gli animali una volta recuperati venivano chiusi in una busta di plastica e affidati  ad un ragazzino di 13 anni, e  come tale non imputabile del reato.

I cacciatori-bracconieri sentitisi scoperti si scagliavano contro gli stessi volontari. In particolare l’agente di Polizia Penitenziaria, come riferito dalla LIPU, esibendo il tesserino di riconoscimento, chiedeva minaccioso delle fotografie che lo ritraevano. Frattanto un altro gruppo di volontari comunicava al Corpo Forestale dello Stato targa e modello dell’auto occupata dai tre cacciatori. Tre pattuglie del Nucleo Antibracconaggio e del Comando Stazione del CFS di Reggio Calabria bloccavano le strade dalle quali l’auto avrebbe potuto transitare.

Una volta intercettata l’auto però nessuna traccia dei falchi. I tre se ne erano sbarazzati negli stessi luoghi dell’abbattimento. Gli animali erano stati macellati sul posto, spennati, eviscerati e privati della testa e delle zampe, per evitarne il riconoscimento. Probabilmente l’intenzione dei bracconieri era quella di recuperarli in seguito, al sopraggiungere dell’oscurità, secondo una modalità già adottata in passato dai bracconieri che frequentano la zona.  Il ritrovamento nelle immediate vicinanze di penne, zampe e interiora consentiva il riconoscimento dei quattro rapaci. Veniva, inoltre, ritrovato il corpo di una femmina di falco di palude cui era stata staccata la testa, ma che i tre non erano riusciti ancora a macellare.

Quello dell’uccisione di falchi migratori è un atto orribile e gravissimo, così come grave è il tentativo di minaccia ai nostri volontari – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU – Ringraziamo per il pronto e deciso intervento il personale del Corpo Forestale dello Stato di Reggio Calabria. Questi fatti sono un’ulteriore conferma del grave stato di illegalità venatoria esistente in tutta la provincia e dimostrano l’inaccettabile accanimento contro specie di uccelli che rivestono un importantissimo ruolo di equilibrio ambientale. E’ ancor di più inaccettabile e fortemente diseducativo la presenza sul posto di minori coinvolti in attività violente e raccapriccianti come questa”.
 
Per i tre cacciatori, C.R., M.A. ed F.A., tutti e tre di Reggio Calabria, è scattata la denuncia per uccisione di specie particolarmente protette, oltre al sequestro dei tre fucili da caccia e del relativo munizionamento. I tre andranno incontro, oltre che alle sanzioni di carattere penale, anche alla revoca della licenza di caccia. Si attendono le determinazioni della Polizia Penitenziaria per l’eventuale avvio di un procedimento disciplinare.

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