GEAPRESS – Sono probabilmente ancor più di 100, i falchi abbattuti in queste ore in diverse zone a sud di Reggio Calabria. In particolare l’area maggiormente interessata da una intensa azione di fucileria sembrerebbe essere quella della fiumara di Valanidi (RC). Secondo Giovanni Malara, Responsabile antibracconaggio della LIPU, gli animali uccisi potrebbero essere, infatti, sottostimati.

I cento falchi rappresentano una stima più che prudente – ha dichiarato a GeaPress Giovanni Malara – e si basa solo su quanto abbiamo potuto osservare direttamente trovandoci proprio all’interno di una zona comunque molto vasta.“.

La giornata di ieri è stata, infatti, caratterizzata da un intenso passaggio di Falchi Pecchiaioli in migrazione. I bracconieri, forti di una tradizione venatoria tanto illegale quanto dura a morire, si sono maggiormente concentrati nelle vallate a sud della città, forse più marginali rispetto alla direttrici migratorie sullo stretto. I rapaci sono stati visti numerosi proprio in direzione della città e lungo la costa a nord, in luoghi maggiormente controllati e per questo temuti. Anche qui, però, non sono mancati gravi episodi di bracconaggio.

L’azione di fucileria è stata intensa e di fatto indisturbata per quanto riguarda i controlli ordinari, eccetto cioè, quelli messi in atto dal NOA, lo speciale gruppo antibracconaggio della Forestale. I bracconieri hanno potuto così intercettare un filone consistente dei 5000 falchi osservati in migrazione in appena un giorno. Molti sono stati visti intraprendere la pericolosa via dei crinali della fiumara di Valanidi. Impossibile dire quanti siano stati centrati dai fucili dei cacciatori di frodo. Luoghi aspri, con versanti ripidi ed in parte coperti dalla vegetazione. I 100 falchi, sottolineano alla LIPU, devono intendersi come il minimo abbattuto.

In questi giorni, lungo un’ampia fascia di territorio che va da Pellaro fino a poco prima di Palmi, sono attivi sia i volontari della LIPU, organizzati nello storico campo antibracconaggio, che le pattuglie del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato. Un lavoro, molte volte, integrato. Quattro bracconieri, ad esempio, sono stati individuati dalla LIPU proprio mentre erano intenti a sparare. Su segnalazione dei protezionisti, la Forestale ha provveduto a rintracciarli. Sono così stati denunciati in due. Armi e falchi uccisi, sono stati posti sotto sequestro. Solo in una piccola area, compresa appena tra i centri abitati di Embrisi e Santa Venera, sono stati uditi, in poche ore, ben 70 spari. Due giorni addietro, invece, erano stati fermati altri due bracconieri trovati in possesso di fucili da caccia con matricola abrasa. Cacciavano i falchi nei Piani di Petile di Calanna. Una zona ideale, trattandosi di un piano interposto tra i crinali della fiumara di Gallico, poco a Nord di Reggio. Per i bracconieri si tratta di una sorta di piattaforma agevole per centrare i rapaci durante la risalita della valle ed il successivo passaggio nella fiumara di Catona. Il processo per direttissima è in corso proprio in queste ore.

Ritornando a ieri, i Forestali, diretti le pattuglie e l’elicottero a sud, hanno fermato tre bracconieri in zona Campicello. Due fucili di piccolo calibro e due falchi pecchiaioli appena abbattuti. Secondo la LIPU i controlli ordinari, escluso cioè gli interventi del NOA, sono inesistenti.

Ringraziamo il Nucleo Operativo Antibracconaggio per l’ottimo lavoro svolto – dichiara Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU – Crediamo che l’azione del Corpo Forestale vada tuttavia rafforzata, essendo il bracconaggio ai falchi un fenomeno ancora persistente in vaste zone del territorio reggino. Chiediamo al Prefetto di Reggio Calabria di sollecitare le altre forze di polizia a muoversi sul territorio. Troppe armi clandestine sono in mano ai bracconieri”.

Purtroppo gli avvenimenti di Pellaro, Embrisi e Santa Venera – aggiunge Giovanni Malara, responsabile antibracconaggio LIPU – dimostrano ancora una volta come il controllo ordinario del territorio in provincia di Reggio Calabria sia inesistente, come abbiamo denunciato in più occasioni. Senza la presenza del NOA e della LIPU le conseguenze per i falchi in migrazione sarebbero state molto più gravi”.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati