GEAPRESS – E’ sicuramente nel bresciano il principale cliente al quale i due bracconieri di Reggio Calabria inviavano gli uccellini catturati e uccisi per schiacciamento della testa. Non è escluso, tra l’altro, che fosse proprio il cliente a venirsi a rifornire in loco. Ma vi è molto altro ancora dietro la denuncia dei due uccellatori di Pellaro, frazione di Reggio Calabria, a sud del capoluogo.

Ieri la Guardia di Finanza, Gruppo di Reggio Calabria, aveva comunicato l’esito del maxi sequestro (vedi articolo, foto e video GeaPress). Cardellini maschi lasciati in vita per il mercato illegale degli uccelli canori e femmine della stessa specie, oltre a numerosi verzellini, uccisi per rifornire una delle iettature nazionali del grande mondo del bracconaggio italiano: la polenta ed osei.

Noto anche il luogo dove i due andavano ad uccellare. Un uliveto nei pressi della strada statale in prossimità del torrente Colello. Confermata anche la tecnica della pasturazione nei giorni antecedenti alla cattura. Il terreno, cioè, veniva abbondantemente cosparso di cibo per attirare gli uccelli. Un fatto insolito per il sud Italia, dove l’uccellatore non usa postazioni stabili dove sistemare le reti.

Poi lo schiacciamento della testa. Non solo per i poveri verzellini rinvenuti già morti nel potente SUV dei due uccellatori, ma anche per le centinaia di altri uccelletti trovati nel congelatore di casa di uno dei due bracconieri. Tutti con il cranio frantumato dalla morsa delle dita della mano. Gente ignorante, priva di scrupoli e niente affatto pentita, si dice in ambiente inquirente. I bracconieri, però, erano anche un poco bamboccioni, visto che entrambi vivevano ancora a casa dei genitori, nonostante non fossero esattamente degli adolescenti (trenta e quaranta anni). Ufficialmente disoccupati, ma i soldi non mancavano. Hanno avuto dei lavori non disonesti. Uno in una ditta di pulizie dei treni, l’altro presso la falegnameria del padre, ora chiusa.

Entrambi, poi, sono stati cacciatori. Almeno fino al 2007 quando gli venne ritirato il porto d’armi perchè scoperti a falsificare gli attestati di pagamento delle tasse venatorie. Non per reati venatori, dunque. In tal caso non sarebbe stata preclusa l’attività di caccia, visto che l’incredibile permissivismo venatorio italiano consente anche di potere uccidere in due diversi eventi specie protette prima di avere solo sospeso il porto d’armi. Anche nel caso di reati venatori più gravi, che prevedono la revoca del porto d’armi, bisogna prima attendere la condanna definitiva (se mai arriverà) o il decreto penale di condanna divenuto esecutivo. Nessun reale significato per le previsioni di arresto. Sono tutte molto al di sotto della soglia di punibilità.

IL CARDELLINO CON L’OCCHIO CUCITO
Sta meglio il cardellino con l’occhio infetto al quale i bracconieri avevano cucito le palpebre. Ieri, il Veterinario del Centro Recupero Fauna Selvatica “Stretto di Messina”, ha tolto i punti di sutura (vedi foto di copertina) e pulito l’occhio. Il tentativo di bruciatura potrebbe non essere andato in porto e dal Centro dichiarano che forse la vista non è del tutto persa.

Non è possibile sciogliere la prognosi – ha dichiarato a GeaPress Anna Giordano, Responsabile del WWF e del Centro gestito dall’Associazione Mediterranea per la Natura – ma assicuro che il Cardellino al quale avevano cucito l’occhio è un sorvegliato particolare. Il nostro veterinario ha disposto la terapia antibiotica e faremo di tutto per poterlo liberare assieme agli altri uccellini pervenuti da Reggio Calabria [ndr il Centro si trova nelle alture di Messina]”.

Non è semplice riuscire a parlare con Anna Giordano. In questo periodo sono arrivati molti animali e la nostra chiacchierata ha una “interferenza” insolita. Un Falco pecchiaiolo reclama il cibo.

E’ irrecuperabile – ci spiega Anna Giordano – la fucilata gli ha distrutto l’ala e non potrà più tornare a volare. Rimarrà con noi. Speriamo per il cardellino, sarebbe molto bello farlo tornare in natura“.

Poi, nel sequestro di Reggio Calabria, c’erano i Verzellini “imbracati”. A Napoli li chiamano “incamiciati”. Sono gli zimbelli (ovvero i richiami per altri selvatici) ai quali è stata avvolta una cordicella attorno alle ali ed alle zampine. Strattonati dai bracconieri emetteranno un lamento che farà così avvicinare altri uccellini. Anche a loro è stata tolta l’imbracatura (vedi fotogallery) e appena possibile, torneranno in natura.

Per ora non se parla – dice Anna Giordano – sono previsti giorni di freddo. Devono riprendersi e appena il clima sarà più mite, torneranno liberi“.

Ma dove vanno a finire i cardellini siciliani e calabresi?
Di sicuro a Malta – ci spiega la Responsabile del Centro – ma sono note le bande della polenta e osei. Bresciani, ma anche veneti. Non è la prima volta, anche se fino ad ora era risaputo dei cacciatori di alcune provincie del nord Italia che arrivano forniti di congelatori e fucileria“.

Intanto, per i due pericolosi bracconieri bamboccioni, niente affatto pentiti, la denuncia a piede libero. La legge non prevede altro, ma almeno c’è una consolazione. La Guardia di Finanza di Reggio Calabria, gli ha contestato il reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato. Se fossero stati ancora cacciatori questo sarebbe stato impossibile. La legge sulla caccia ha precluso l’applicabilità del reato di furto per i seguaci di Diana. Per fortuna non avevano pagato le tasse …

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