GEAPRESS – L’ultimo intervento è avvenuto ieri mattina. Una sorta di “giardino dell’uccellatore” ricavato all’interno di un campetto recintato, alle spalle di una attività commerciale. Gli Agenti della Polizia Provinciale e le Guardie del WWF si sono così trovati innanzi ad un doppio filare di siepi, alte anche quattro metri, ed una serie di gabbie predisposte per la detenzione degli animali catturati. Una rete di tipo mist net, due a tremaglio. Nel complesso decine di metri di trappola tutte nel possesso di un unico denunciato. Poi un altro appostamento, sempre appartenente allo stesso soggetto. In questo caso quattro fucili di cui due ad aria compressa (nella foto insieme alle reti sequestrate). Poi gabbie trappole, altre per contenere gli uccelli catturati ed i richiami acustici il cui uso per fini venatori è vietato dalla legge. Circa 120 gli uccellini trovati. Tra questi anche 44 passeri, tortore dal collare, frosoni, lucherini e verzellini. Con la sola eccezione di lucherini e verzellini, per i quali bisognerà aspettare la prossima primavera, tutti gli altri uccellini sono stati liberati. Il sospetto è che tali catture potessero non servire solo per un uso personale.

Gli altri due interventi, invece, sono avvenuti, sempre in collaborazione con le Guardie del WWF, la sera del 15 novembre ed all’alba del 16. Entrambi gli interventi sono avvenuti nell’entroterra del ravennate. In un caso, quello del 15 novembre, si trattava di una compravendita di uccelli messa in atto da un cacciatore del luogo. Gli altri due, ovvero gli acquirenti, provenivano dalla provincia di Perugia. In questo caso, però, solo uno dei due è stato denunciato. L’altro era un accompagnatore. Il vero acquirente, infatti, era affetto da problemi deambulatori. Tutti, comunque, con regolare porto d’armi uso caccia. Nell’automobile dei perugini sono stati trovati 51 tordi maschi, ognuno dei quali sistemato in gabbietta singola. Il cacciatore con problemi di deambulazione avrebbe asserito di averli pagati 60 euro cadauno. Il cacciatore del luogo, ovvero il venditore, ha poi subito la perquisizione domiciliare nel corso della quale sono stati trovati richiami acustici, reti per uccellagione e quant’altro necessario per la cattura.

All’alba del 16, la Polizia Provinciale è intervenuta nuovamente, sempre nell’entroterra del ravennate. Un impianto di cattura nei pressi dell’abitazione dello stesso bracconiere. 50 richiami vivi, ovvero poveri uccellini precedente catturati ed ora disposti in singole gabbiette. Si trattava di tordi sasselli, il cui canto doveva servire alla cattura dei malcapitati volatili selvatici. Le reti erano lunghe rispettivamente 18 e 15 metri. Il Comandate della Polizia provinciale, Lorenza Mazzotti, rileva come l’intervento sia stato provvidenziale. Appena in tempo, cioè, dal momento in cui i richiami vivi, essendo ancora buio, non avevano iniziato a cantare. Dunque ancora niente uccellini nella rete. Un cacciatore anziano con regolare porto d’armi, quello ora denunciato. Buona parte dei cinquanta uccellini utilizzati come richiami vivi erano stati catturati di recente. Per loro, l’immediato ritorno in natura.

Una curiosità. Secondo le Guardie del WWF, ieri mattina, nel corso dell’intervento nel “giardino dell’uccellatore“, cantava una civetta. Per alcuni ignoranti, un canto di sventura. Qualunque “cadenza” si voglia dare, alla fauna selvatica ha portato fortuna. Viceversa sarebbero finiti, se non in cucina, a fare da richiamo in minuscole gabbiette per la cattura di fauna selvatica. Tutti salvi, invece, grazie alla Polizia Provinciale ed alle Guardie del WWF.

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