daino morto
GEAPRESS – A darne comunicazione è l’Associazione Vittime della caccia che aveva promosso, assieme ad Earth ed Animal Liberation,  il ricorso al Consiglio di Stato: i Daini della Pineta di Classe potranno essere uccisi. Una sentenza che era stata messa in conto dalle stesse associazioni che si erano costituite nel coordinamento “Viva i daini vivi della pineta di Classe”. L’obiettivo  era quello di bloccare la delibera della provincia di Ravenna che aveva disposto il piano di abbattimenti.

Secondo le associazioni, il Consiglio di Stato ha ritenuto il “provvedimento motivato e pienamente sostenuto dagli Enti che hanno concorso all’istruttoria quali l’Ente Parco per il Delta del Po e Ispra” , e che “non risulta dimostrata la applicabilità e la efficacia nella situazione data delle misure alternative proposte che potranno tuttavia utilmente essere prese in considerazione per risolvere i non secondari problemi che l’intervento programmato lascia aperti”.

Per le associazioni, però, “si avvalla ancora il parere di Enti come Ispra ed il ricorso alle doppiette invece che i metodi ecologici, e si nega la possibilità di applicare alternative non cruente, rimandate ad un nebuloso futuro, lasciando intendere nel contempo che la carneficina non risolverà i “problemi” attuali“.

Una vicenda  lunga e travagliata, quella dei Daini della Pineta di Classe, che ha avuto inizio lo scorso novembre con il provvedimento della Provincia  che disponeva il piano di abbattimento di 67 daini del Parco di Classe. Secondo le associazioni, però, la legge prevede misure di contenimento non cruente degli animali. In particolare, Vittime della Caccia, Earth ed Animal Liberation, sostenute dall’associazione C.LA.M.A., si erano attivate per impugnare l’ordinanza “ammazza daini”.

Si è trattato di un lavoro impegnativo, sia a livello organizzativo che per il rischio economico – riportano le associazioni – In prima istanza il Tar di Bologna ha infatti condannato le associazioni al pagamento di oltre 4.000 Euro rigettandone le richieste. Questo non ha fermato però il Coordinamento che ha continuato la battaglia legale grazie alle donazioni dei tanti privati, alla tenacia delle associazioni ed all’ottimo operato degli avvocati, che hanno messo la propria professionalità gratuitamente al servizio della causa. Purtroppo, il Consiglio di Stato, che in prima istanza aveva accolto la richiesta di sospensione delle associazioni, non ha poi ritenuto di accoglierne le ragioni”.

Dunque via libera alle uccisioni ma le associazioni riferiscono di un vero e proprio massacro che sarebbe stato agevolato da una proproga  della Provincia all’attività di abbattimento degli animali.  “Non solo daini condannati a morte senza colpe – accusano le associazioni – ma femmine gravide uccise inutilmente mentre portano in grembo i propri piccoli”.

Le Associazioni che costituiscono il Coordinamento erano ben consce del rischio di perdita, ma nonostante questo si è deciso di continuare il percorso legale, perché la questione dei daini è diventata emblematica. “In Italia malgrado la legge scritta, si ricorre sempre e solo alle doppiette, senza limiti di spazio e tempo, senza rispetto e senza necessità ;consentendo ai cacciatori di sparare in luoghi frequentati dalle famiglie per le passeggiate domenicali; anche nei periodi di riproduzione.“.

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