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GEAPRESS – Risposta dell’ISPRA alle richieste di chiarimento pervenute dalle associazioni, ma anche da privati cittadini, sulla nota vicenda dei Daini della Pineta di Classe  e loro gestione. Come è noto, mille polemiche vennero sollevate nella scorsa estate in merito alla scelta di ricorrere all’abbattimento degli animali, per il cosiddetto “contenimento”.

Di certo, a seguito della nuova risposta, la “palla” torna alla Provincia di Ravenna che si era rivolta all’ISPRA nell’agosto 2014  prevedendo un intervento così strutturato:  “ i) il prelievo in selezione nelle aree dell’ATC RA2 limitrofe alla Pineta di Classe e interessate da colture agricole ii) il controllo della fertilità per il nucleo della Pineta di Classe iii) l’attuazione di misure di attenuazione del rischio di incidentalità (dissuasori ecc.) nei punti più critici della rete viaria, unitamente alla realizzazione di una campagna di sensibilizzazione dei guidatori“. Nel 2013, invece, l’intervento avanzato dalla Provincia prevedeva l’attivazione di un piano di prelievo venatorio del Daino nelle aree ricadenti nell’Ambito Territoriale di Caccia “Ravenna 2” (ATC RA2) adiacenti a terreni coltivati, mediante caccia di selezione; tecnica, spiega l’ISPRA, che assicura un ridotto impatto su altre specie presenti nell’area. Considerati gli obiettivi di gestione della specie nell’area, aggiungono sempre i tecnici, la Provincia aveva previsto il prelievo della totalità dei soggetti ivi conteggiati, al fine di rimuovere quindi il nucleo  presente.

L’ISPRA ricorda come il Daino, in Italia, è considerata una specie cacciabile e la caccia di selezione è praticata in molte province. Nel 2014, probabilmente come conseguenza delle campagne animaliste, gli abbattimenti non vennero più eseguiti, nonostante le altalenanti sentenze ottenute nei diversi gradi della Giustizia Amministrativa che era sembrate, infine, dare ragione ai fucili.

La risposta, dell’ISPRA, sembra ora destinata a collimare ben poco con le istanze animaliste. Del resto la Regione Emilia Romagna prevede nel Regolamento di gestione degli ungulati nella parte relativa alla Pineta di Classe, la rimozione degli animali per il contenimento delle consistenze.

Le “perplessità” dei tecnici sono in primis rivolte sul metodo di immunocontraccezione. A tale proposito ISPRA ha evidenziato come “il controllo della riproduzione tramite l’uso di vaccini contraccettivi in natura presenta limiti significativi, sia in termini di efficacia nel lungo termine sia rispetto alle procedure autorizzative“. Un’eventuale applicazione di tale tecnica, riferiscono sempre i tecnici, richiederebbe pertanto una fase sperimentale e un’attenta pianificazione che permetta di valutarne “la fattibilità, l’efficacia in funzione degli obiettivi e la sostenibilità nel lungo termine alla luce delle problematiche operative e tecniche. L’uso delle sostanze utilizzate nei vaccini contraccettivi deve in ogni caso essere prioritariamente concordato con il Ministero competente“.

Niente nulla osta neanche sull’ipotesi in ” zone vocate” ove eventualmente liberare gli animali prelevati dalla Pineta . L’ISPRA, infatti, spiega come la scelta sia  fortemente sconsigliabile perché rischia di provocare impatti significativi nelle aree di rilascio, a svantaggio dei Cervidi autoctoni, mentre il loro trasferimento in recinto sarebbe in contrasto con la normativa regionale che stabilisce che “non è consentito l’allevamento di fauna selvatica che non sia nata in cattività o di cui non possa essere dimostrata la legittima provenienza”, escludendo pertanto chiaramente la possibilità di costituire un allevamento con fauna catturata in natura. C’è poi il rischio di fuga.

Vi è poi un parere che potrebbe incidere non poco sui futuri abbattimenti. I Daini della Pineta di Classe, infatti, rappresenterebbero   a tutti gli effetti “attività venatoria, praticata su una specie cacciabile” e come tale (dice sempre l’ISPRA) prevista, programmata nonché dettagliatamente normata dalla Regione Emilia Romagna (Regolamento n.1/2008 per la “Gestione degli ungulati in Emilia Romagna” ), non diversamente “da quanto avviene in altre parti del Paese e nella stessa provincia“. Un  aspetto non da poco che si aggancia nella parte finale delle conclusioni che così stabiliscono:  “le alternative gestionali proposte per rimuovere il nucleo di daini senza ricorrere all’abbattimento, quando non esplicitamente proibite dalle attuali norme, non appaiono tecnicamente praticabili, o comportano rischi di determinare ulteriori impatti alla biodiversità. Per l’attivazione di forme di controllo della riproduzione, quali l’immunocontraccezione, si renderebbe comunque necessaria una fase di sperimentazione che ne verifichi l’efficacia e la praticabilità, assicurando un pieno rispetto delle procedure autorizzative per l’uso delle sostanze previste“. Dunque la questione sull’abbattimento dei Daini da considerarsi attività di tipo venatorio. “Si evidenzia infine che al prelievo condotto in regime di caccia non si applicano i principi di prioritaria attivazione di metodi ecologici, previsti esclusivamente per le attività di controllo ai sensi dell’articolo 19 della legge 157/92“.

In definitiva, tutto lascia presupporre che la questione dei daini della Pineta di Classe, potrebbe abreve tornare ad essere  un argomento di rovente polemica. I fucili, infatti, sembrerebbero di nuovo in pole position.

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