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GEAPRESS – Considerati i nulli risultati ottenuti con la Provincia di Ravenna l’ENPA si rivolge al Ministro dell’Ambiente. La questione, ormai nota, è quella dell’abbattimento dei Daini della Pineta di Classe. Ad avviso della Protezione Animali ci troveremmo innanzi ad un regalo per i cacciatori.

La presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, si appella così direttamente al Ministro dell’Ambiente per chiedere un suo autorevole intervento come “custode” di quel patrimonio indisponibile dello Stato rappresentato dalla fauna selvatica.

L’abbattimento dei daini è stato duramente contestato da decine di migliaia di cittadini che si sono mobilitati contro quello che rappresenta un ulteriore regalo ai cacciatori – dichiara la presidente nazionale dell’Enpa -. I daini di Classe, come tutti gli esemplari di fauna selvatica, costituiscono patrimonio indisponibile della collettività (legge 157/92); un patrimonio che, ciononostante, viene “svenduto” ai cacciatori, i quali, potranno non soltanto uccidere gli animali, ma addirittura acquistare i capi abbattuti“.

Molte invece sono state le soluzioni, alternative all’abbattimento, prospettate alla Provincia; tra queste la sterilizzazione dei capi e anche quella, estrema, della cattura e dello spostamento dei daini in altre aree – prosegue Rocchi -. E si tratta spesso di proposte suggerite dai privati cittadini; proposte meritevoli di essere esaminate con attenzione, non certo di essere bocciate a priori: la vita degli animali, come riconosciuto dal diritto nazionale e internazionale, è una priorità assoluta“.

Con l’occasione, l’Enpa ricorda che è paradossale coinvolgere i cacciatori nella gestione faunistica, dal momento sarebbero  loro – con le politiche dei ripopolamenti venatori – i principali responsabili degli squilibri della biodiversità e dei danni che ne conseguono. Pertanto, se si vuole realmente proteggere la natura occorre partire dallo stop ai ripopolamenti, non certo dal massacro degli animali. Uno sterminio che, come dimostra l’esperienza passata, è del tutto inadeguato a risolvere situazioni di presunto sovrappopolamento.

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