GEAPRESS – “Ho visto da vicino scendere una lacrima dai suoi occhi stanchi“. Così ha riferito il Vice Questore del Corpo Forestale dello Stato Isidoro Furlan (nella foto) in una recente intervista pubblicata da Il Forestale, organo ufficiale del CFS.

Il capriolo era rimasto trappolato da un laccio-cappio sistemato dal bracconiere. Ormai sfinito, una volta accortosi dell’uomo, ovvero del personale del Corpo Forestale, iniziò a tremare. Gli era rimasta appena la forza di muovere le esili zampe. Lo sguardo del capriolo si fissò negli occhi del Vice Questore Furlan. Il povero animale era ormai consapevole della sua fine. Tolto il laccio, rimase immobile per oltre un minuto. Poi la lacrima e per ben due volte, prima di inoltrarsi nella natura del suo bosco, si è girato guardando il Vice Questore. “Quasi a ringraziare, ancora incredulo, per la libertà ricevuta“, ricorda il dott. Furlan.

Trentanove anni di servizio ed attuale Comandante del Distretto Forestale di Asiago (VI), il Vice Questore Furlan ha una lunga esperienza nella repressione dei reati di bracconaggio. Un container come foresteria presso la sede della Forestale di Basilicò a Gambarie d’Aspromonte. Questo l’alloggiamento che ormai venti anni addietro accolse i Forestali guidati dal dott. Furlan. Era il primo intervento dell’Operazione “Adorno”, dal nome dialettale del Falco Pecchiaiolo. Sentieri disseminati di appostamenti per la caccia. “100 bracconieri ad operazione – ricorda il Vice Questore – contro i due tre degli ultimi anni“. Un lavoro duro e rischioso che ha però premiato l’intervento in uno dei punti più caldi del bracconaggio nel mediterraneo.

Un bracconaggio che in generale, per la penisola italiana, è ancora duro a morire. Anzi, in alcuni casi si è adeguato sfruttando i progressi della tecnologia. Come nel caso, riferisce sempre il Vice Questore, delle minuscole telecamere per la caccia agli ungulati che leggono ed avvisano, tramite un sistema di schede telefoniche, il passaggio degli animali. Poi l’utilizzo di raggi laser, puntatori, silenziatori, fino ad arrivare ad attrattivi sessuali miscelati nel mangime. Il tutto degno di una personalità deviata, ovvero dal DNA “graffiato” come riferisce il Vice Questore Furlan. Quasi un perverso, fuori dalle regole della caccia che andrebbero comunque aggiornate sul piano delle sanzioni. Un insano con il gusto uccidere e basta.

Poi il capriolo, che piange e forse ringrazia. Speriamo sia stata l’ultima volta che ha incontrato l’uomo, nella persona di chi gli ha ridato la libertà.

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