GEAPRESS – Decine di bracconieri all’interno del Parco Naturale Regionale “Saline di Punta della Contessa” nel Comune di Brindisi. Bracconieri a volte con regolare porto d’armi uso caccia. Cacciatori, insomma, in atti di bracconaggio, un fenomeno che, a detta del WWF di Brindisi, dovrebbe fare innanzi tutto indignare chi rispetta la legge venatoria.

Domenica di primissima mattina, ancor prima dell’orario di apertura della caccia, le Guardie del WWF sono intervenute nel Parco. Era invaso di fucili e nessuno, tra gli organi preposti, era presente per reprimere il fenomeno. Questo, denuncia il WWF, nonostante le precise segnalazioni fatte pervenire sia agli organi di polizia (Forestale e Polizia Provinciale) che istituzionali. Presidente della Provincia ed Assessore al ramo in primis.

Alcuni dei cacciatori sono stati denunciati, grazie alla segnalazione fatta dal WWF alla Polizia Provinciale, Nucleo Faunistico, che ha risposto alla chiamata.

Non vorremmo più – ha ribadito il WWF Brindisi – che il Parco Regionale delle Saline Punta della Contessa continui ad essere un luogo dove regni l’anarchia più totale, dove i cacciatori possono continuare a fare ciò che vogliono indisturbati, a fare le carneficine in qualsiasi periodo dell’anno (a caccia aperta e a caccia chiusa) e in ogni ora della giornata. Il nostro – ha aggiunto il WWF – diventa un urgente appello alle Istituzioni, all’Ente Parco e a tutti gli organi di controllo e addetti alla vigilanza venatoria“. Garantire, cioè, la massima presenza e controllo nel Parco per tutto l’arco del tempo a venire, per stroncare e debellare definitivamente il bracconaggio.

Nell’ oasi di protezione di “Falaminio”, nell’ immediata vicinanza del Parco, è stata trovata addirittura una poiana (nella foto). Era impallinata, dicono dal WWF. All’interno dell’area parco, poi, è stato trovato anche Assiolo, ovvero un piccolo rapace notturno. Come se ciò non bastasse pure un setter inglese, verosimilmente perduto o abbandonato. Il tutto in luogo dove la caccia è interdetta.

Sempre nel sud Italia, ed in Puglia in particolare, altri due casi di bracconaggio che fanno seguito, però, alla lunga sequela registrata in questi giorni in più parti d’Italia. A Nardò, in provincia di Lecce, sono stati sequestrati tre “chiamaquaglie” ovvero dispositivi acustici che emettono il verso del povero uccello attirandolo sotto il tiro del fucile. Ad intervenire il Corpo Forestale dello Stato della Stazione di Gallipoli e le Guardie Ecozoofile Aeop (Associazione europea operatori di polizia). Nel crotonese, invece, intervento delle Guardie ANPANA, hanno rinvenuto due richiami acustici composti, entrambi, da uno stereo, un altoparlante, una batteria per auto e un’audiocassetta con il richiamo della quaglia. La zona del ritrovamento, fra i Comuni di Crotone e quello di Cutro, rappresenta ad avviso della Guardie ANPANA un territorio frequentato da bracconieri senza scrupoli.

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