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GEAPRESS – Margherita Hack, l’Eurodeputato Andrea Zanoni, Danilo Mainardi, Licia Colò, Susanna Tamaro ed altri ancora. Niente da fare. La Provincia di Prato va avanti sulla sua strada, ovvero uccidere 100 volpi. Sarebbero troppe.

Eppure, stante la stessa Federcaccia “l’abbattimento di individui con lo scopo del controllo numerico si è rilevato inutile, mentre risulta efficace il controllo demografico per mezzo del contenimento delle fonti alimentari e del controllo sanitario attraverso vaccinazioni“. Quest’ultimo riferimento è relativo ai vaccini antirabbia che, stante le stesse valutazioni dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, si è rilevato vincente quando la malattia ha travalicato le Alpi.

Il primo riferimento, come riportato dalla stessa associazione venatoria, è invece relativo  “alla grande disponibilità alimentare rappresentata dalle discariche di rifiuti“. Nulla di specifico sulla situazione di Prato, ma considerazioni generali sul fenomeno “volpe”.

Per la Provincia, però, quelle volpi vanno abbattute.

Sulla vicenda infuocano ora le polemiche ed alla petizione disponibile on line, hanno fatto seguito anche i dissenzi tra le stesse rappresentanze locali dei partiti. Allibita dalla decisione di Giunta, che rinuncia alla caccia in tana “ma condanna egualmente ad un tremendo destino tante volpi“, è il capogruppo regionale dell’IdV Marta Gazzarri. Una “mattanza“, per lo stesso consigliere  regionale, che invece dovrebbe dettare altre scelte per i presunti danni agli agricoltori.

Martedì scorso – riferisce un lettore di GeaPress – nell’ambito della consulta sulla caccia della Provincia di Prato ci siamo trovati faccia a faccia con i cacciatori e solo grazie all’intervento risoluto di Camilla Lattanzi, redattrice della trasmissione radiofonica “Restiamo Animali” di Controradio, si è riusciti ad ottenere il non utilizzo dei cani, né da tana né segugi al seguito del cacciatore. Purtroppo niente da fare per  la sospensione totale della caccia alla volpe“.

E dire che sempre per Federcaccia “la gestione della specie in Italia è influenzata dalla concezione di “animale nocivo” in quanto predatore di selvaggina minore“. Forse un motivo in più per valutare le istanze che pervengono al mondo politico.

Sempre nel corso della consulta l’Assessore al ramo non si era però dimostrato ostile, anzi era sembrato dover rendere conto alle diverse sollecitazioni. Evidentemente qualcosa è andato storto ed ieri è arrivata la doccia fredda, sulle cento volpi di Prato.

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