ghiandaia
GEAPRESS – La denuncia dalla quale dovranno ora difendersi è quella di furto, ricettazione, falso e detenzione illecita di fauna selvatica protetta. Due persone residenti in Basilicata, sospettate di essere dedite alla detenzione e all’allevamento di uccelli appartenenti alla fauna selvatica, protetti dalle leggi nazionali (L. 157/92) e internazionali (Convenzione di Berna). Di certo, riferiscono gli inquirenti, si è a loro giunti in seguito ad indagini svolte sul traffico illegale di fauna selvatica protetta.

Ad intervenire la Questura di Potenza che ha così dato seguito al filone investigativo già aperto  dalle Forze dell’Ordine che si sono avvalse dell’esperienza di  Antonio Colonna, esperto del settore dei traffici illeciti di fauna selvatica.

Un’operazione complessa, fatta di lunghi pedinamenti e appostamenti, quella che lunedì 8 luglio 2013 ha dunque visto coinvolta la Questura di Potenza e lo stesso Colonna che ha fornito gli elementi utili ai fini investigativi. Un intervento che si è avvalso inoltre della  collaborazione  del Comando Nazionale delle Guardie di “Fare Ambiente”. Infine i due soggetti ora denunciati i quali avrebbero  ammesso che una parte degli animali o loro uova erano stati “rubati” in natura o ricettati. In tutto sono stati sequestrati 300 uccelli selvatici appartenenti a fauna selvatica protetta.  118 cardellini di cui 86 nidiacei,  24 uova, 3 verzellini, 3 corvi imperiali, 3 ghiandaie, 3 gazze, 1 serpente, 2 tartarughe da terra, 10 fringuelli alpini, 25 passeri, 16 frosoni, 33 crocieri, 3 fanelli, 3 fringuelli, 26 ciuffolotti di cui 18 nidiacei e 18 uova, 20 zigoli.

Per loro è già stato chiesto alla Procura della Repubblica di Potenza la reintroduzione in natura. Ad essere sequestrato anche un serpente la cui detenzione è vietata. Curioso il nomignolo che nell’ambiente era stato affibbiato ad uno dei due denunciati: asso pigliatutto. A quanto pare il riferimento era dovuto all’attitudine di prelevare nidi ed uova di più specie selvatiche.

Le indagini della Questura di Potenza non si sono ancora concluse.  Lo scopo è quello di individuare le persone che hanno procurato alcuni degli animali sequestrati e ricostruire la provenienza e le destinazione di decine di altri selvatici protetti che, ricordiamo, costituiscono patrimonio indisponibile dello Stato. Il fine è quello di  intercettare i numerosi bracconieri che esercitano l’illegale attività di uccellagione (furto) nel potentino e provenienti da fuori Regione soprattutto dal napoletano, dove questo  fenomeno, dai connotati chiaramente criminali, rappresenta un’attività diffusa e radicata.

I fenomeni criminali che ruotano attorno allo sfruttamento degli animali e dell’ambiente  – ha dichiarato Antonio Colonna –  costituiscono un fenomeno a tutti gli effetti criminale al pari di molti altri, sia per le molte similitudini e sia per le gravi ricadute che ha direttamente ed indirettamente sull’uomo e la società in cui vive.”

Di fatto gli animali selvatici protetti catturati illecitamente possono essere riciclati in allevamenti “autorizzati” tramite l’utilizzo di documentazione falsa. Poi la probabile vendita come fauna allevata in cattività. La norma nazionale, infatti, consente l’allevamento di fauna appartenente alla fauna selvatica a condizione che sia nata in cattività e ne demanda la competenza alle regioni e alle province le quali autorizzano, a chi ne faccia richiesta, gli allevamenti stessi. E’ questo il probabile anello debole, ovvero l’uso fraudolento di tali autorizzazioni quali alibi per mascherare illeciti traffici di fauna non nata in allevamento ma catturata dall’ambiente selvatico. Ad avviso dell’esperto Antonio Colonna, sempre più spesso vengono posti sotto sequestro uccelli selvatici non detenibili, accompagnati da documenti di provenienza contraffatti o falsi.

Stime particolarmente significative che riferiscono di migliaia gli uccelli selvatici detenuti, nel territorio nazionale, in allevamenti dove vengono spacciati per animali in cattività ma in realtà catturati in natura. Un giro di affari di ingenti proporzioni. Un fenomeno dai notevoli riflessi, sia sotto il profilo del danno ambientale ma anche per le somme veicolate. Di certo, riferiscono sempre gli inquirenti, milioni di euro che sfuggono completamente al fisco.

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N.B: nella prima stesura dell’articolo è stato da noi erroneamente riferito che Antonio Colonna è intervenuto in questa operazione quale responsabile delle Guardie della Leidaa. In effetti l’intervento è avvenuto in collaborazione con le Guardie di “Fare Ambiente”, così come fin dall’inizio inserito nell’articolo.

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