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GEAPRESS – Potrebbe essere il mercato nero della carne e quello dei richiami vivi per i cacciatori di capanno, ad alimentare i fenomeni di illegalità al centro di alcune recenti operazioni portate a termine dalla Polizia Provinciale di Pordenone. A dichiararlo a GeaPress è il Comandante della Polizia Locale Colonnello Samuele Grandin.

Nel Parco delle Dolomiti Friulane, si tratterebbe addirittura del terzo intervento come quello ieri denunciato nel corso di una riuscita conferenza stampa alla quale ha partecipato anche l’Assessore provinciale alla caccia, pesca e sicurezza Stefano Zannier.

In particolare, per il Parco delle Dolomiti Friulane, gli Agenti della Polizia Provinciale avevano messo in atto un appostamento a seguito del ritrovamento di un cervo adulto, da poco abbattuto. Il fatti sono occorsi sabato sera.

Già alle quattro del mattino, si è iniziata a notare la presenza del bracconiere. Era “armato” di una luce artificiale che doveva servire ad illuminare i prati circostanti alla ricerca di animali selvatici. Alle prime luci dell’alba, quella stessa persona giungeva sul luogo dove era posizionato il cervo abbattuto. Pochi minuti appena per allontanarsi e tornare questa volta con una slitta di legno del tipo utilizzato in montagna per il trasporto di materiale.

Caricato il corpo del cervo iniziava così il trasporto verso la propria abitazione dove scattava il blitz della Polizia Provinciale e la confessione da parte dell’uomo. Nel corso del sopralluogo della polizia giudiziaria, è così stata sequestrata l’arma utilizzata, ovvero una carabina calibro 22 munita di silenziatore auto costruito, un caricatore contenente sei proiettili ed il bossolo a vuoto del colpo sparato. Il tutto all’interno dell’abitazione del bracconiere. Gli Agenti, riscontrata la detenzione illegale di arma comune da sparo, l’alterazione della stessa, l’utilizzo di mezzo vietato per l’esercizio venatorio e l’abbattimento della cerca in area Parco, provvedevano alla denuncia del bracconiere. L’intervento nel Parco è avvenuto in località San Martino, nel Comune di Erto e Casso.

Si trattava invece di un cacciatore in regola con le relative autorizzazioni, la persona denunciata lo scorso 26 settembre quando, nella pedemontana spilimberghese, nella zona di Travesio, veniva denunciato per l’abbattimento di un esemplare di cervo maschio adulto al di fuori del periodo di caccia consentito per la specie. A quanto pare il cacciatore si sarebbe difeso sostenendo di essersi confuso con le diverse giornate di permesso. Anche in questo contesto, gli Agenti in servizio provvedevano al sequestro della carcassa del cervo e del fucile calibro 30.06 munito di ottica d’ingrandimento e relativo bossolo della cartuccia sparata.

Di tutt’altro genere, ma probabile testimonianza di quanto ancora rilevante sia il mercato di uccelli utilizzati come richiami vivi per la caccia, è invece quanto avvenuto in area del Comune di Sacile lo scorso 27 settembre. In questo caso gli Agenti delle Polizia Provinciale rinvenivano all’interno di un’area coltivata una rete per uccellagione lunga dieci metri ed alta due. Era stesa nei pressi di una siepe.

A lato era invece posizionata una gabbia contenente un tordo bottaccio usato come richiamo. A seguito di appostamento, nelle prime ore del mattino, un uomo veniva colto sul fatto, mentre era intento a sistemare la rete. Gli accertamenti di polizia giudiziaria successivi, hanno portato al ritrovamento presso la sua abitazione di 4 reti da uccellagione, di cui è vietata la detenzione, alcuni esemplari vivi di avifauna tra cui un lucherino, 2 merli, 3 tordi sasselli, tutti detenuti illegalmente in quanto privi di anello inamovibile di riconoscimento. Gli Agenti provvedevano subito alla liberazione dell’avifauna abile al volo e al deferimento del bracconiere all’autorità giudiziaria. Al bracconiere veniva contestato il reato di uccellagione, detenzione di specie cacciabili e non cacciabili detenute illegalmente.

L’Assessore Zannier, in merito agli interventi ora comunicati ha voluto sottolineare come “i risultati ottenuti siano l’ennesima dimostrazione dell’efficenza del Corpo di Polizia Locale della Provincia di Pordenone“.

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