GEAPRESS – Nei giorni scorsi aveva iniziato il viaggio di ritorno verso i luoghi natii. Sarebbe tornata per nidificare dopo un percorso di duemila chilometri iniziato in un’area compresa a sud tra Mauritania, Mali e Niger. Da quelle parti la sottospecie occidentale della Monachella trascorre l’inverno. Poco più ad oriente, nel Sudan e parte del Ciad, c’è invece l’altra sottospecie, quella orientale. Per entrambe, a prescindere da specie e sottospecie, nel mese di aprile inizia la migrazione. Si torna, ma prima si deve attraversare il Sahara. Appena il tempo di raggiungere il nord Africa e poi il Mar Mediterraneo. Sono le prove imposte dalla natura. Arriveranno i più forti, capaci di maggiore resistenza ma purtroppo ignari dei malevoli pensieri dell’uomo.

In questi giorni di Pasqua, il repentino cambiamento del tempo nel centro del mediterraneo, ha imposto alla migrazione un momento di pausa. Nei giorni scorsi, però, le rotte migratorie sono state solcate dal volo di migliaia di uccelli. Da quello possente di rapaci e avvoltoi ai nervosi battiti delle ali di rondini e balestrucci. Le nostre città si sono nuovamente popolate del tipico stridio dei rondoni. Piccoli gruppi di volatili in migrazione, soprattutto passeriformi, è stato possibile vederli finanche nei parchi urbani. Stiaccini, tordi e molti altri ancora, spesso sfiniti per il lungo viaggio ed in cerca di un luogo adatto ad una breve sosta.

Le piccole isole possono rappresentare una sorta di scialuppa di salvataggio. In questo periodo non è raro osservare passeriformi ed altri uccelli, ormai esausti, posarsi addirittura sulle navi in transito. Proviamo ad immaginare il volo di una Monachella. Ha superato il deserto, poi il canale di Sicilia. Le energie vanno via, le riserve di grasso si assottigliano. I piccoli potenti muscoli diventano doloranti e il desiderio di riposarsi mettendo qualche nutriente vermetto in pancia, si impone sempre più.

Attraversato il Mediterraneo, la nostra Monachella avrà visitato la Sicilia, può aver visto Ustica, forse le isole Eolie, sicuramente Ponza. Qui si è fermata a riposare, tra gli odori della macchia mediterranea che in questo periodo offre uno degli spettacoli più belli della natura. Tante essenze aromatiche in fiore, i tepori della primavera, l’odore della salsedine sprigionato dalle onde del mare. La Monachella ha iniziato a curiosare nei prati aperti e rocciosi di Ponza. Forse era in compagnia di un piccolo gruppo di consimili, tutti impegnati nella ricerca del cibo. Si saranno tenuti in contatto richiamandosi con il tipico verso un poco lamentoso. Poi deve aver visto il piccolo verme, come quello che i pescatori infilzato nell’amo. Una preda facile facile, dopo le tante fatiche sopportare. Del resto è quasi arrivata a casa, appena oltre il mare c’è il Circeo. Già nel Lazio potrebbe incontrare la sua compagna ed avviare così la nidificazione. E’ il ciclo della natura e la prova delle migrazione la nostra Monachella l’ha ormai superata. Le altre, quelle più deboli, sono morte nel deserto o in fondo al mare. Va avanti così da chissà quanto tempo e quel verme che tanto si mostrava poteva contribuire a dare l’energia necessaria per lanciarsi dall’ultimo trampolino.

Appena il tempo di una beccata e l’inganno dell’uomo scatta. Vertebre cervicali e trachea vanno in frantumi, le ali si stendono, fine di una vita alata per un boccone bollito ed avvelenato di sofferenza. In genere si rinvengono con la bocca e gli occhi spalancati. Altre volte come se stessero dormendo, oppure con il solo becco chiuso, come nel caso della nostra Monachella. Dipende da quanto tempo hanno impiegato. Speriamo che sia andata via più velocemente possibile, che non abbia dovuto patire la sofferenza amplificata dai disperati tentativi di scappare dalla mortale trappola dell’uomo.

Piero Liberati ed Andrea Rutigliano, i due Responsabili dei gruppi antibracconaggio che GeaPress ha deciso di aiutare nella loro attività (VEDI PAGINA DEDICATA), l’hanno trovata a Punta Incenso a nord di Ponza. Nelle trappole anche alcuni pettirossi e codirosso spazzacamino. Poi la denuncia del re dei bracconieri (vedi articolo GeaPress) . Piero e Andrea si sono trovati faccia a faccia con lui. Nel passato non aveva esitato ad alzare le mani, ma per fortuna non si è ricordato dei volti. Anzi, a dire il vero, il personaggio molto noto a Ponza, aveva pure reagito violentemente contro due Carabinieri.

Qualcosa però ora sta cambiando e gli stessi abitanti dell’isola comunicano ai volontari i luoghi dove i bracconieri sistemano le trappole. Negli orti, un po’ in tutta l’isola, e a Punta Incenso, la più difficile da raggiungere. Marchingegni infernali che però, appena si sparge la voce dell’arrivo dei volontari del CABS (lo speciale gruppo antibracconaggio che GeaPress ha deciso di aiutare) diminuiscono repentinamente. Quest’anno, in soli pochi giorni di campo, il volontari antibracconaggio hanno filmato e denunciato ben sei bracconieri. Cinque di loro colti in flagranza mentre armeggiavano con le trappole ed un sesto (… il picchiatore …) sorpreso con il fucile ed il richiamo elettroacustico vietato dalla legge. Il tutto, poi, in periodo di divieto di caccia. Infine la grande rete di uccellagione, oltre le centinaia di trappole, sistemate ai bordi di un sentiero turistico. Tutto disarmato e denunciato al Corpo Forestale dello Stato.

I volontari del CABS sono attivi anche in queste ore di maltempo. Di giorno come di notte, quando cioè vengono azionati i richiami elettroacustici. Il luogo per ora è segreto. Sapremo a breve.

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