GEAPRESS – Un errore può sempre succedere, anche se nell’incertezza è prudenza, oltre che buon senso, evitare. Difficile però che possa trattarsi di “errore” quanto commesso nei giorni scorsi da due cacciatori pistoiesi. Il primo, fermato dal Corpo Forestale dello Stato in località Serravalle pistoiese, è stato sanzionato per avere abbattutto, un pettirosso, un verzellino, una capinera e ben quattro fringuelli, tutte specie protette dalla legge.

Il secondo cacciatore, sempre di Pistoia, è stato invece fermato durante una battuta in trasferta, dalla Polizia Provinciale di Prato, in località Monte Scalette. Il cacciatore aveva ucciso ben tre fringuelli ed è stato colto in flagranza mentre stava abbattendo, peraltro con un fucile irregolare, un falco.

La legge non ammette errori (a dire il vero in questo caso alquanto improbabili) ma punisce tutte le condotte, sia che derivate da errore o da volontà, con reati ridicoli. Alcuni organi di informazione locali hanno messo in risalto la pena reclusiva che rischierebbero i due. In realtà si tratta, per tutti i reati venatori, di blande previsioni contravvenzionali. La pena reclusiva, infatti, è fissata nei suoi massimi ben al di sotto di ogni soglia di punibilità del reato. Vi è, inoltre, la previsione di una sanzione pecuniaria di poche migliaia di euro, ma il tutto si conclude quasi sempre con l’oblazione. Poche centinaia di euro, ed il gioco è fatto.

Sconfortante, anche, quanto previsto in merito allo stesso porto d’armi. Per le specie protette, infatti, lo Stato prevede la sola sospensione e solo dopo recidiva. Il cacciatore, cioè, deve essere pizzicato una seconda volta in atto di bracconaggio. Nel caso di specie particolarmente protette, ad esempio come l’uccisione del falco, vale direttamente la sospensione. Niente ritiro di porto d’armi, dunque. Tali provvedimenti, tra l’altro, si applicano solo nel caso di condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo. Non viene, cioè, citata l’oblazione. 

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