GEAPRESS – Ancora un capriolo orrendamente mutilato nei pressi di Santa Luce, area protetta in provincia di Pisa. Ancora una volta a segnalare il tutto è un turista, come già successo lo scorso giugno (vedi articolo GeaPress). Anzi l’area in questione è a meno di un chilometro dal precedente ritrovamento, avvenuto proprio a ridosso della postazione di un bracconiere.

Il corpo del capriolo è stato poi verosimilmente attaccato dall’azione di una volpe o altro animale selvatico, ma quello che sorprende è la presenza intatta di pancia e collo. Le parti molli, infatti, dovrebbero essere quelle che tipicamente attirano l’azione di un predatore. Le sue ferite, inoltre, lasciano grumi di sangue rappresso, fatto questo che neanche il secondo povero capriolo di Santa Luce, presentava.

Forse il laccio-cappio di un bracconiere gli aveva amputato la parte terminale dell’arto, oppure chissà che cosa. Il tutto, poi, nel più ampio comprensorio dove il Corpo Forestale dello Stato è più volte intervenuto bloccando squadre notturne di cinghialai della zona. Operazioni scaturite a seguito dei continui solleciti provenienti dagli agriturismi, stanchi di registrare le lamentele dei clienti spaventati dagli spari notturni.

Agosto 2010 (vedi articolo GeaPress) ed agosto 2011 (vedi articolo GeaPress). Cinghiali con la testa mozzata. Il tutto per fornire il settore della ristorazione che in questi anni ha molto investito sulla presentazione di piatti a base di selvaggina. Un settore rivolto principalmente alle gite di fine settimana di un cliente tipicamente cittadino. Uno scarso conoscitore delle abitudini del bracconiere, che mai si aspetterebbe di potersi ritrovare carne malamente conservata o già attaccata dall’azione di altri animali. Di sicuro trattasi di carne che non subisce alcun controllo sanitario.

Ma chi può avere ucciso il povero capriolo di Santa Luce?
Per dirlo con più certezza – riferisce a GeaPress Jean Claude Pucci Guida Turistica della zona ed esperto naturalista – dovrei vedere l’animale, ma quello che appare evidente è la mancanza di segni di predazione nelle parti molli“. Svuotare dal torace una preda è poi cosa insolita, spiega Jean Claude. “Si tratta di parti robuste, sia per l’apparato muscolare che per la stessa protezione della cassa toracica. Un non senso, ancor di più se rimangono intatte le parti molli“.

Non è da escludere che il povero animale sia stato sottoposto solo alle prime fasi della macellazione e poi abbandonato dal bracconiere, forse spaventato dall’avvicinarsi di qualcuno. Considerato, però, la vicinanza con lo stesso luogo del giugno scorso, tutto lascerebbe presupporre ad una frequentazione abituale.

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