GEAPRESS – Presa coscienza dell’ennesimo colpo basso sferrato contro il referendum anti caccia piemontese (vedi articolo GeaPress), ma nessun indietreggiamento. Questo lo stato d’animo che si registra al Comitato promotore dopo 48 ore dalla votazione in III Commissione consiliare.

Il fatto è ormai noto. L’ordine del giorno votato in Commissione, impegna il Consiglio all’approvazione di un emendamento che dovrebbe portare all’abrogazione della legge regionale sulla caccia.

Chi si illude che in questa maniera il referendum è perso si sbaglia di grosso – dichiara a GeaPress Roberto Piana del Comitato Promotore – Si verrebbe a creare una situazione insolita, ovvero, come effetto di un trucchetto per evitare la consultazione, mancherebbe l’oggetto stesso del referendum”.

In definitiva la Regione Piemonte, potrebbe abrogare in Consiglio la legge regionale e fare poi passare la scadenza del 3 giugno. Questo perché il Consiglio è impegnato a provvedere con una nuova legge entro 60 giorni. Poi, magari con un Decreto del Presidente della Regione, si potrebbe ripresentare una legge più o meno fotocopia di quella abrogata per garantire la prossima stagione venatoria.

Il referendum però non è scomparso – riferisce Roberto Piana – ed i nostri avvocati stanno già valutando azioni legali non solo sul piano penale ma anche civile“.

Qualcuno cioè, potrebbe essere chiamato a risarcire del mancato diritto di voto dei cittadini. Un fatto senza precedenti nella storia della Repubblica e che, pertanto, è anche privo di giurisprudenza specifica. Tutto, cioè, potrebbe succedere.

Domani, intanto, il Comitato Promotore ha indetto per le ore 10.00 una conferenza stampa innanzi la sede del Consiglio Regionale. Per Piero Belletti, componente dello stesso Comitato, il provvedimento della III Commissione sa di “decisione liberticida ed autoritaria. Un’offesa – continua Belletti – ai sentimenti di chi crede nella libertà e nella partecipazione democratica. L’intera popolazione, e non solo chi ha a cuore la sorte degli animali selvatici, dovrebbe protestare e chiedere il rispetto della legalità“.

La partita è ancora aperta e comunque, per abrogare la legge oggetto del quesito referendario, occorre la votazione in Consiglio Regionale. Non è detto che questa avvenga, anche se la votazione in III Commissione sa tanto di intesa politica raggiunta.

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