GEAPRESS – L’unica Commissione del Consiglio regionale piemontese (e forse non solo) riunita tra il 25 aprile ed il primo maggio. Uno scrupolo lavorativo, o l’uccisione della democrazia? Ad avere pochi dubbi sembrerebbe essere il Comitato Referendum Caccia che ieri, nel corso della breve riunione della III Commissione si è visto di fatto scippare per l’ennesima volta la possibilità di svolgimento, dopo 25 anni dalla raccolta delle firme, del referendum anti caccia.

Quello che è successo in Consiglio Regionale – hanno dichiarato Piero Belletti e Roberto Piana del Comitato Referendum Caccia – è incredibile ed indegno di un Paese che si ritiene non solo democratico, ma addirittura civile. Un fatto intollerabile ed odioso, che come cittadini, prima ancora che come ambientalisti, ci rifiutiamo di accettare“.

Questo il succo del comunicato del Comitato Referendum Caccia subito dopo la riunione della III Commissione convocata ieri dal Presidente Gian Luca Vignale (Pdl). La convocazione è di appena poche ore prima. Unico punto all’ordine del giorno era il seguente: “Ulteriori approfondimenti in merito alla revisione della legge regionale 4 settembre 1996, n. 70 in materia di protezione della fauna selvatica omeoterma e di prelievo venatorio“. Ovvero l’eliminazione del referendum anti caccia.

Una presa in giro, sempre per il Comitato, quanto previsto nell’ordine del giorno. Solo cinque specie verranno protette, di scarso o nullo interesse venatorio come i corvidi. Incredibile poi il divieto di caccia la domenica. Niente doppiette ma dal 15 febbraio al 30 settembre, ovvero nel periodo quasi totalmente coincidente con la chiusura della stagione venatoria. Per l’attività venatoria sulla neve, nulla in pratica cambierà. Si potrà continuare a sparare agli ungulati e alla volpe.

I referendari avevano chiesto cose notevolmente diverse. Le specie da proteggere dovevano essere venticinque e non cinque. La domenica doveva essere vietata alle doppiette quando la caccia era consentita e non già vietata. Similmente l’attività venatoria nei terreni innevati, doveva essere interdetta proprio alla volpe e agli ungulati, essendo questi gli animali ai quali è di fatto consentito sparare. La Commissione, invece, ha previsto il divieto di caccia sulla neve eccetto che ad ungulati e volpe.

Ad ogni modo entra sessanta giorni la legge dovrà ora essere pronta. Verrà votata, però, ancor prima, visto che il referendum è previsto per il 3 giugno.

A questo punto è meglio parlare di ex referendum, visto che i partiti, sia di maggioranza che di opposizione, hanno reso possibile l’incredibile atto. Ad esprimere voto contrario sono stati solo IdV, Fds, Sel, Verdi ed il Consigliere Boniperti (Pdl). Favorevoli PdL, Lega Nord, Gruppo Misto e Udc. Non ha partecipato al voto, contribuendo di fatto al prevalere dei favorevoli, PD, M5S, Insieme per Bresso.

Già nelle ultime ore il Presidente della Regione Piemonte Cota (LN) aveva suonato le campane a morto del referendum appellandosi al senso di responsabilità dei consiglieri regionali. Per lui era una “follia” spendere 22 milioni di euro.

Eppure la “follia” di Cota è prevista dalla legge. Il referendum si sarebbe potuto svolgere già un quarto di secolo addietro, da quanto cioè si sono raccolte le firme. Cavilli e rinvii. Infine costretti a convocarlo ma solo dopo che i Giudici amministrativi imposero al Presidente della Regione di indire la consultazione referendaria. Viceversa sarebbe intervenuto il Prefetto (vedi articolo GeaPress). Ultimo atto di una battaglia legale costata chissà quanto agli uffici della Regione pur di non fare il referendum.

Il significato della votazione in III Commissione non può che essere politico. E’ il sigillo di una intesa raggiunta. Forse, in questo caso, un poco di pudore nel nominare le spese pazze per affondare un diritto democratico, poteva però essere evitato. Così commentano gli animalisti arrabbiati, mentre su facebook c’è addirittura chi vorrebbe rispolverare il vaffanculo day.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 Il MoVimento 5 Stelle non ha partecipato al voto in commissione sull’odg in oggetto perché fin dall’inizio non ha avallato metodo e contenuti di redazione dello stesso.
Rileviamo per altro che il non-voto del MoVimento 5 Stelle non ha avuto alcuna influenza sull’approvazione dell’ordine del giorno, in quanto, come logico e da regolamento, il voto in commissione viene conteggiato in base al numero di consiglieri regionali totali di ogni singolo gruppo.
Di fatto il sì di Lega Nord e Pdl sarebbe ampiamente bastato per licenziare positivamente il documento di indirizzo. A questi si è aggiunto il gruppo Udc, determinando un sì da parte della stragrande maggioranza dell’emiciclo consiliare.

Fabrizio Biolè
Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle

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