GEAPRESS – Sono quattro le proposte di Legge piemontesi che, secondo la LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia), consentiranno di aumentare le specie cacciabili oltre che allungare la stagione venatoria ed introdurre la caccia in deroga alle specie protette dalle norme internazionali. Il tutto per tutelare, commentano sempre alla LAC, il cacciatore quale unica specie a rischio di estinzione!

Ipotesi preoccupanti, dunque, che sarebbero avvalorate dalla sede redigente scelta nel rinvio dei lavori presso la terza Commissione. Una sede, cioè, che condurrà a porte blindate la stesura del testo base retto dall’asse Lega – PdL e dalle sue proposte filo venatorie. Un meccanismo di (non) discussione che è un retaggio, così come in sede parlamentare nazionale, del ventennio fascista. Nessun raffronto con altri parlamenti europei, eccenzion fatta per la Spagna e le sue passate memorie.

Sta di fatto che le preoccupazioni della LAC si concentrano ora sulle attenzioni finora manifestate dall’Assessore leghista Claudio Sacchetto (quello della caccia ai lupi) oltre che dallo stesso Presidente della terza Commissione, Gian Luca Vignale (PdL). Quest’ultimo altro stenuo difensore, secondo la LAC, dell’attività venatoria. In tal maniera si è messa di fatto in atto la deregolamentazione venatoria cercando di sfuggire al dibattito pubblico in aula.

La speranza della LAC risede ora nell’unico spiraglio offerto dal meccanismo della sede redigente. La possibilità offerta a tutti i Consiglieri regionali di partecipare ai lavori della Commissione, con facoltà di proporre emendamenti. Da qui l’invito rivolto dalla LAC a tutti i Consiglieri amanti della natura e degli animali, di farsi promotori di interventi che contrastino l’ulteriore schiaffo in faccia alla volontà dei 60.000 cittadini che da un quarto di secolo si vedono sfuggire, tra cavilli e sotterfugi, la possibilità di votare al referendum regionale anti caccia. Il prossimo 23 novembre, ricorda la LAC, il TAR nominerà un Commissario con il compito di predispore le operazioni per lo svolgimento della consultazione popolare della prossima primavera. In Piemonte, però, il condizionale è d’obbligo. 
 
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